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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."

La straordinaria storia di Sir.Artur.Wallas - Parte 4 -

​​Sorseggiai una caipiroska alla fragola; tutt'attorno lo zucchero di canna mi dava una piacevole sensazione di dolcezza sulle labbra, rimanevano zuccherine e succose, e chiunque mi avesse baciato, si sarebbe gustata un ottimo sapore... ma Ginevra non mi baciò quella notte.
Però, la toccai.
Ginevra era una ragazza che quando ci dava dentro con l'alcool, non aveva un minimo senso di responsabilità, finiva col bere quantità industriali di qualsiasi porcheria - purchè costosa - le venisse proposta.
Le piaceva proprio sbronzarsi, forse anche questa era una caratteristica affine a noi due. Non so se lo facesse perchè, come a me, le piaceva il senso di folle libertà, di caduta irrefrenabile, di oblio caotico e confuso... Forse beveva semplicemente per lasciarsi andare, ma lo trovo poco possibile, dato che le sue sbronze erano identiche anche quando stava fedelmente fidanzata col Wallas e non aveva certo ragioni per smollare un po' il suo corpo composto...No?
Io bevvi davvero poco.
Volevo godermi a pieno quel momento e ricordarmelo sulla pelle ancora a lungo. Se qualcuno mi chiedesse cosa mi facesse pensare che me la sarei portata a letto quella notte stessa, la risposta sarebbe stata semplice: Era un così strano e irripetibile caso del destino, che era ovvio che non sarebbe rimasto incompiuto. Non esistono casualità così grandi. Sono le persone, al massimo, a non sfruttare quei momenti incredibili e a lasciar cadere nel nulla le loro più grandi opportunità. Non capiscono che se è successo è perchè è destino che venga portato a compimento. Non puoi interromperlo riflettendoci, o facendoti dilemmi, o abbandonando sul nascere la questione. A volte, il Destino bussa chiaramente alla nostra porta, ci fa uscire in mutande, proprio quando non siamo preparati, e ci grida: Vieni con me, ho una cosa da mostrarti!
Insomma, per questa ragione, mi ero convinto che le stelle avessero deciso che quella notte, tutte le mie fantasie, si sarebbero avverate. Potevo già immaginare, ora che era lì, da sola, ad un palmo dal mio viso, non avevo più paura a toccarla, ad abbracciarla, a strusciarmici dolcemente sulle sue cosce. Sentivo vibrare il suo cuore, vedevo quelle labbra chiamarmi ed essere vere, non più come prima, così precluse e serrate. Era proprio lì, lì davanti ai miei cazzo di occhi e potevo farla mia. Cazzo se potevo. Il problema, però, insorse poco dopo.
Non era da sola.
Un suo amico, che all'epoca pensavo fosse il suo nuovo ragazzo, era presente alla festa e l'avrebbe riaccompagnata a casa, avrebbe dormito con lei e l'indomani sarebbero andati assieme al mare.
Il tizio, tale Gianmarco, non era neanche malaccio. Anzi. Moro, abbronzato, camicia sbottonata e sandali, rideva e scherzava un po' con tutti, sembrava un tipo alla mano, abbastanza carismatico... Era solare; guardarlo destreggiarsi tra le persone, ballare, salutare Ginevra e assicurarsi che stesse andando tutto bene... metteva di buon umore. Quindi, perchè non pensare che fosse il suo uomo?
Lei gli sorrideva sempre, ad un certo punto della serata ricordo, mi prese per mano e mi fece: Andiamo a prendere Giammy, portiamolo qui con noi ! Dai che facciamo festa, Ned !
Alla fine Ginevra si era appena mollata col ragazzo con cui aveva condiviso due anni di una relazione così malsana e carnale, era più che scontato che cercasse per contrappasso un uomo che la facesse sorridere e divertirsi.
E quello, quello era più Gianmarco che il sottoscritto. Io non sono mai stato incredibile nel mettere il buon umore o nel fare il festaiolo della situazione... sono sempre stato un po' più ... Indie, alternativo... Sai, un po' sulle mie, sulle cose... strane. Io leggevo Nietzsche a testa in giù con una ragazza di nome Lorenza, non mi sarei mai sognato di abbracciare venti persone diverse e farci la foto assieme al mare.
Insomma, Gianmarco era l'uomo giusto per Ginevra, eppure, successe qualcosa di strano, qualcosa di... molto strano.
Ginevra aveva esagerato con gli alcolici e verso le due di notte, non si reggeva in piedi. Farfugliava, sbatteva contro le persone, rideva sguaiata a caso e poi, bè, poi vomitava, ma fortuna che la sabbia copriva ogni traccia. Mi rifiutavo di vedere il vomito di Ginevra, sono una di quelle persone che è ancora convinto che le ragazze facciano la cacca rosa e profumata, insomma, non voglio interrompermi l'immagine celestiale che ho di quella donna o dell'altra. Quindi, giravo la faccia ogni volta che Ginevra stomacava per terra... Tutavia non mi disturbava vederla così ubriaca: ne ero così perso, che a dirla tutta, se non fosse stato per Gianmarco, avrei avuto un'erezione. Sì, proprio una vera e dura erezione. Le ragazze sfatte, quelle col mascara che cola e dona quella profondità malsana ai loro occhi cerbiatti, mi danno quella sensazione di sesso selvaggio e spinto: come se le sentissi godere a denti stretti, con la saliva che cola dalle mie labbra alle loro, la pelle arrossata di segni e grida a richiederne ancora, e ancora, con più forza, più violenza, più voglia di mordere e strappare la carne dal mio corpo.
Ecco, Ginevra in quel momento, stava iniziando a diventare nella mia mente, nuda e chinata a gambe spalancate e mi stava chiamando, faceva cenno con due dita di avvicinarmi, sussurrava maliziosa: ' Scopami, Ned. '
Però, la folla attorno a me, il suo amico che pensavo fosse il suo uomo, il fatto che vomitasse, furono tutti fattori che tennero a freno la mia erezione e mi tolsero ogni pensiero erotico dalla testa.
Eppure, il Fato aveva fatto in modo che le cose si evolvessero in modi ancora più assurdi e scarlatti, come se, la mia vita, fosse un film che non doveva essere così scontato, ma anzi appassionare fino all'ultimo minuto.
Come già scrissi, non baciai Ginevra quella notte. Però...
Gianmarco da solo non poteva guidare in macchina e tenere a bada Ginevra per riportarla nella sua ' casa-palafitta-villa di lusso sul mare- quel cazzo che era quell'abitazione strana ' e quindi, chiese a me di accompagnarlo e controllare che Ginevra non vomitasse sui sedili.
Mentre Giammy guidava sulla strada sterrata e deserta, Ginevra, in totale confusione e mancanza di forze, appoggiò la sua mano tra i miei pantaloni stretti e cadde distratta con le labbra sul mio collo. Fu fortuito, inconscio forse, ma il suo odore... quel profumo così dolce ma delicato, riesco ancora a ricordarlo, come se fosse qui e annusassi ancora i suoi capelli. La scostai con delicatezza, non sono tipo che si approfitta di donne ridotte in quelle condizioni, ma le strinsi le spalle attorno a me, le accarezzai il viso, come se tenessi tra le braccia una cosa preziosa e fragile. Non lo feci con troppa sensualità, altrimenti cosa avrebbe pensato Gianmarco? Fui più un padre, un fratello maggiore.
Arrivati a casa di Ginevra, i suoi genitori, avvisati da Gianmarco, la aspettarono impazienti sull'uscio di casa.
Non la sgridarono, anche perchè era inutile sgridare una persona che il giorno dopo si sarebbe dimenticata tutto l'accaduto, si limitarono a qualche esclamazione di arrabbiatura e a chiederle se volesse una tisana o un te caldo. Lasciata Ginevra a casa, mi avviai verso la macchina di Giammy con sconforto e amarezza, ormai avevo capito di quanto fossi stato scemo per credere che Ginevra sarebbe stata mia, ma avendoci già fatto l'abitudine al ' rifiuto ' nei miei confronti, me ne feci una ragione quasi ' scontata ' e mi preparai al ritorno al mio villaggio. Stavo allacciandomi la cintura...E poi...
La voce di Flora, la mamma di Ginevra, mi chiamò.
" Ned, vieni un attimo per piacere. Scusami tesoro, vieni un secondo! "
- Arrivo Giammy, aspetta.
Quando tornai alla macchina, raccontai a Giammy del perchè della mia assenza prolungata.
" Gianmarco, va pure. Io devo restare qui con Ginevra. "
Ginevra chiedeva di me, nei suoi deliri alcolici e nel suo malessere, chiedeva dove fossi e se potessi starle vicino.
- In quel momento, avevo capito che Gianmarco era solo un grande amico di Ginevra e finalmente, respirai quella sensazione di vittoria e soddisfazione, come di chi si rende conto, che le cose non sono brutte come le aveva immaginate. Solo un amico,eh? Solo un amico. Niente poteva rendermi più felice. -
Il padre, vedendomi forse come un grande ragazzo dalla testa sulla spalle, mi invitò a dormire con Ginevra nel secondo letto della stanza, si scusò persino del disturbo e mi promise una ricompensa l'indomani.
Fui così sorpreso, che mi venne quasi da ridere. Ovviamente finsi che avevo degli impegni, che dovevo tornare urgentemente da mia mamma che stava in pensiero, che non volevo intromettermi in una casa non mia e cose di circostanza, ma dentro di me, potevo fare i salti di gioia ! Ci potevo credere? No, era assurdo! Un vero colpo di fortuna.
Non mi misi nel letto con lei, non potevo certo farlo coi suoi genitori appena conosciuti, distanti di qualche metro quadrato, però la guardai: Si era addormentata tenendomi la mano in modo così naturale e infantile... e il pigiama addosso al suo fragile corpo, si era scoperto lungo tutto l'ombelico. Il suo ventre, brillava nel chiarore delle stelle, come fosse un sottile e sensuale serpente dai colori soffusi.
Mi eccitai, ma mi infilai nel letto evitando di dare il sopravvento ai miei ormoni impazziti. Non potevo certo fare altro. Durante la notte, avevo quasi l'istinto di alzarmi e spiarla un po'. Era diventato quasi impossibile resistere al toccare quella pelle così liscia e morbida. Cercai uno stupido pretesto, mi avvicinai al suo letto e poggiai le mie dita attorno al suo ombelico, le passai tutte attorno e feci dei piccoli cerchi concentrici. La accarezzai ancora per qualche secondo, poi le chiesi : ' Ginevra, tutto bene? Stai meglio? ' .
Dormiva profondamente, non mi dispiacque, il solo toccarla mi aveva dato brividi lungo tutta la schiena e mi andava bene, era già un traguardo.
Tornai nel mio di letto e rigirai il cuscino dal lato più fresco.
Sentii qualcosa di duro nella tasca dei miei shirt, non era il mio pisello e quindi controllai.
Il cellulare?
Caspita me ne ero totalmente dimenticato! Mi ero persino scordato di avvisare mia madre del mancato ritorno, non mi era neanche passato per l'anticamera del cervello. Dalla festa in spiaggia, non l'avevo tirato fuori dalla tasca neanche una volta. Ero troppo preso a guardare Ginevra e le sue gambe sottili, le sue scollature, sentire i suoi discorsi, capire i suoi interessi... Come se avessi conosciuto davvero Ginevra solo quella notte. Prima era la ragazza del Wallas, prima neanche ci facevo caso al conoscerla un po' meglio, invece ora, era così tanto al centro dei miei pensieri da avermi fatto dimenticare persino di chiamare mia madre.
Vidi un messaggio delle 11.30.
Alessandro.
--- Ned, non ti sei scopato Ginevra vero ? ---
In quel momento, i brividi, mi scorsero lungo la schiena e mi bloccarono come una statua di cera. Stavo sudando, avevo paura. Era come se, in qualche modo, Alessandro fosse dentro la mia testa. Ci separavano più di cento chilometri, eppure, sentivo il suo affannoso respiro di fianco. Mi sentivo osservato, messo alla prova, spiato. Perchè quella domanda così casuale? Come poteva sapere che io e Ginevra ci eravamo visti? Com'era possibile? Forse Gianmarco gli aveva detto qualcosa? Ginevra però non me l'ero certo scopata!
Almeno...
per ora.

- fine parte 4 -

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La straordinaria storia di Sir.Artur.Wallas - Parte 3 -

Quel giorno, quel lontano giorno di quasi quattro estati fa, io rischiai la vita.
Avevo una porta blindata a proteggermi, ma sapevo, che sarei morto appena avessi messo piede fuori. Lui avrebbe aspettato, non importa quanto tempo, non importa se non mi avesse trovato subito, non importa se fosse passato un anno intero, lui un giorno mi avrebbe trovato sui marciapiedi comuni. E lì, senza una porta a proteggermi, mi avrebbe ucciso. E me lo meritavo.
A dirla tutta, non è stata neanche la prima volta in cui io meritassi di morire. Meriterei di morire spesso per quello che faccio, probabilmente mi salva il fatto di non essere ' cattivo ' : di non fare ciò che faccio per il gusto di far del male, ma solo per uno spropositato egoismo, misto a qualche sbronza un po' troppo forte... E' che non mi regolo. Nè con l'alcool, nè con il resto. Non mi regolo per nulla, quindi possiamo supporre che rischi spesso la mia vita, o per lo meno, che tante persone abbiano motivo di volermi staccare il collo...
Però, in quegli anni, il Wallas era il mio migliore amico. Non era uno qualunque che voleva vendicarsi. Era qualcuno che contava, era una persona a me cara e tanto mi sentivo in colpa, quanto facevo di tutto pur di non raccontare della mia morte imminente: Se avessi detto ai miei amici che il Wallas voleva farmi fuori, sarebbero intervenuti per evitarlo. Magari l'avrebbero persino picchiato. Io ero fin troppo in torto per difendermi o trovare qualcuno che lo facesse al posto mio.
Alla fine, gli avevo rubato Ginevra. Ginevra era l'unica cosa bella che avesse mai avuto in tutta la sua esistenza.
A distanza di quattro anni, non c'è un giorno, in cui lui non la rievochi nei suoi malinconici discorsi. L'ho visto piangere davvero, come una foglia fragile priva ormai di ogni virilità. " Io non riuscirò mai più a trovare qualcuno come lei. " Erano parole vere.
Ed io ero un assassino che aveva ucciso l'unica cosa che lo rendesse felice, l'avevo strappata e gettata in un posto colmo di ricordi ... Quel posto lontano in cui si può tornare a recuperare i vecchi giochi, le vecchie foto sbiadite, ma si trovano ormai rotte, disintegrate... Quella rottura che non si può riparare, che neanche l'attack riesce ad aggiustare. Vedrai sempre una spaccatura, vedrai sempre che un giorno, qualcuno o qualcosa, ha deciso di privartene, per sempre.
Aveva ragione a volermi uccidere.
Dopo la perdita di Ginevra, il Wallas iniziò a drogarsi.
Il 20 ottobre del 2015, fu ricoverato in clinica psichiatrica.
Non ritornò più lo stesso.
Uno, Due, Tre.
Respira.
La prima volta che vidi Ginevra fu lui a presentarmela, non era neanche una vera presentazione, perchè al loro primo appuntamento decisero di uscire insieme a me e al resto della compagnia. Si diedero il primo bacio dietro un angolo e a dirla tutta, non feci nemmeno caso a Ginevra, non ricordo come fosse vestita, nemmeno dove si fosse seduta. Ricordo tutto di quella serata, tranne lei. Questo perchè anche io avevo un appuntamento, o meglio, anche io dovevo portarmi a letto una ragazza quella sera. E siccome il Wallas, almeno in quei tempi, non era fortunato con le donne, il mio cervello non reagiva a quella figura come figura femminile. Non la riconosceva, capite? Per spiegarla meglio, era come se io fossi un miliardario ed al mio migliore amico avessero appena regalato 500 euro. Ero contento per lui, ma non era una cosa che notavo. E se il destino fosse stato meno subdolo e manipolatore, se io avessi continuato ad avere tutte quelle donne e lui si fosse concentrato solo su Ginevra, probabilmente non mi sarebbe mai scattata, quell'attrazione così fatale...
Non a caso, il pensiero che Ginevra fosse terribilmente bella, coincise con il pensiero che fosse sprecata per uno come lui. Ed è qui il gioco macabro.
Sprecata per uno come lui.
Significa che in un momento della mia vita, il Wallas non era più ai miei occhi un poveretto di poco conto. Il fatto di ritenere qualcosa ' sprecato ' nelle mani altrui, determina una qualche invidia. Un'attenzione, un faro puntato. Vedevo quest'uomo come il fanale di coda di un treno di vincenti, alla rincorsa di un'immagine, di un'identità, alla continua ricerca di qualcuno da copiare. E lui, copiava me. Prese i miei stessi vestiti, andò dal mio stesso parrucchiere e comprò il mio stesso telefono con tanto di cover abbinata, per non parlare di come copiava le mie battute e i miei modi di pormi.
Però un giorno, le sue scarpe erano diverse. E così il suo orologio, i suoi capelli e il suo saluto. Aveva conosciuto Edoardo ed il mondo dei Pr. Ed Io? Io cos'ero diventato per lui? Non ero più il suo modello, neanche un punto di riferimento, tantomeno il capo branco da seguire. Fu allora che iniziai a capire, che in qualche modo, era diventato un mio rivale, che forse, per quanto incredibile, avrebbe potuto prendere il mio posto, avrebbe potuto... Superarmi!? E dentro di me, non potevo certo sopportarlo. A furia di guardarlo, di prenderlo in giro per il suo nuovo modo di essere, di prendermene gioco osservandolo agire in quella nuova società pulsante, io ero diventato nient'altro che uno spettatore del suo film. Guardavo la sua vita, trascurando la mia. Io osservavo lui nello specchio, senza più chiedermi che faccia avessi. Fu lui, a rendermi suo schiavo e non me n'ero neanche accorto. Lo seguivo, andavo a ballare sempre con lui, portavo le mie donne nei posti che mi faceva conoscere lui, mi faceva scoprire nuove app per il telefono, nuove tendenze, nuovi cocktail che avrei bevuto io stesso poco dopo. Esattamente come lui.
Lentamente, stavo diventando la sua copia spudorata. La copia di chi copia, non c'era cosa peggiore.
Le donne, girano attorno all'alfa, non all'alievo.
Ben presto fui io, a guardarlo limonarsi donne invidiabili e fu lui, a non curarsi delle mie, che gli presentavo quasi in cerca d'approvazione. Si era tutto esattamente e completamente ribaltato.
Tradiva Ginevra, nonostante fosse quel tipo di donna che avrebbe dovuto tenersi stretto per quanto lo rendeva fottutamente fortunato, come io tradivo Chiara anni prima. Come quando Wallas, dopo una mia stronzata a cui ridevo sopra beffardo, mi consigliava arrabbiato : " Non tradire Chiara, non ne troverai una così. Cazzo Ned, non vedi quanto sei fortunato ? "
Ecco quando iniziai a vedere la sagoma di Ginevra: quando la vidi accovacciata in strada, con il viso tra le gambe bagnate di lacrime, non faceva neanche rumore, piangeva in silenzio. Alzò gli occhi e le uscì solo un mugugno disperato : " Riportami Alessandro. " - Nome vero del Wallas. Mentre andai a cercarlo, come un cane segue le tracce del padrone, iniziai a chiedermi come sarebbe stato abbracciarla, che calore avesse addosso, se era davvero così brava a letto come mi raccontava il mio amico. Iniziai a farmi i primi film mentali, film che presto divennero più lunghi e intensi. Non era più solo la sua pelle la protagonista delle mie immagini, arrivai al punto di fantasticare su ipotetiche uscite, su frequentazioni di pochi giorni, su piccole avventure passate assieme... Come sarebbe stato un ' Ti amo ' detto dalle labbra di Ginevra ?
Quello, fu il momento in cui non sarei più potuto tornare indietro.
Nel mio carattere, quello di ogni cazzo di leone che si rispetti, come lei d'altronde, non c'è spazio per il rimpianto. In qualche maniera, dovevo ottenere ciò che avevo tanto sognato; se era vero che iniziavo a provare qualcosa per lei, allora, l'avrei fatta mia. Le avrei fatto dire quelle parole, sarei riuscito a dare forma e corpo a quello che poteva essermi vero solo durante le mie fantasie  Avevo immaginato la sua voce che affermava di amarmi e così sarebbe dovuto essere. L'avrei reso reale, ancora una volta!
Non sapevo se fossi l'uomo che poteva piacerle, però.
L'unico indizio dato, non era dei più rosei.
Io e lei non ci parlavamo quasi mai, ero io a tenere le distanze proprio perchè in qualche modo combattevo con le mie voglie crescenti e i miei desideri segreti. Se non ci avessi parlato, allora sarei riuscito a tenermi a freno, o così pensavo... Purtroppo però, le situazioni in cui lei veniva abbandonata come uno straccio per strada, le litigate crescenti col Wallas, la sua rabbia che sfociava in una magnifica tristezza, il vedere il mio amico farsi palpare il sedere ubriaco da qualche puttanella occasionale... l'emulazione di Edoardo, il mio trascurarmi sempre in modo più evidente.... Tutto mi portava a continuare a guardarla come incantato e incuriosito. E ogni giorno, notavo un dettaglio in più sul suo viso, sulla sua schiena scoperta, sulle sue mani dolci. Non riuscivo più a non notarla. Ci avevo provato, ma mi era ormai impossibile.
L'indizio comunque, era il seguente: una Domenica di Giugno, il Wallas, durante una cena tra vecchi compagni di scuola, se ne uscì così : " Oh Ned,và che mica piaci a tutte, eh ! Anzi, Ginevra ha detto che sei proprio un cesso ! "
Ci rimasi male, anche se reagì con la tipica indifferenza di chi fa finta di non curarsene. E nessuno sospettava di me, avevo comunque tante ragazze a corrermi dietro smanianti di avermi, quindi nessuno poteva immaginare che io mi sarei mai posto il problema di piacere a Ginevra.
Risposi : " Capirai che perdita, fortunatamente piaccio a gente di ben altro livello! "
Eppure, per come andranno le cose, sono convinto che il Wallas lo sapesse, per qualche strana ragione, lui, aveva capito.
In ogni caso, all'epoca dei fatti narrati, ci credetti. Eccome se ci credetti. Le uniche volte in cui Ginevra mi rivolgeva la parola erano per chiedermi del suo uomo e di come si comportasse. Non avevamo contatto fisico e a noi leoni piace da impazzire toccare l'altra persona. Inoltre, considerando che stava con un tipo di ragazzo così diverso da me, mi sembrava abbastanza plausibile che ciò che mi avesse riferito il Wallas fosse la pura realtà.
Lentamente, iniziai a dimenticarla con rammarico. La scostai dalle mie fantasie inespresse, evitai di pensarci e di sentirla nominare, non ebbi più un orgasmo immaginandomi la sua soffice bocca. Me n'ero fatto una ragione, ed era giusto così. Anzi, era perfetto così. Per me e per lui. Eppure…
Destino crudele. Destino crudele e giullare. Destino come Cupido sotto le vesti di Ade -
In un caldo Agosto di cinque anni fa, durante una mia vacanza in Toscana, qualcuno urtò contro di me in una spiaggiata di proporzioni paragonabili a quelle di un Rave.
C'erano tante persone, così numerose da non poterle neanche guardare tutte. Prima, arrivò la vista dei riccioli biondi e lunghi, poi gli occhi verdastri.
" Ciao Ned! Anche tu qui ? "
" Ciao Ginevra ! Cazzo assurdo come stai ? "
" Un po' così. Quel coglione di Ale mi ha mollata per un'altra. "
Era la mia estate, eravamo in un angolo sperduto su una spiaggia lontana, ero euforico e con i piedi scalzi nella sabbia, ero divertito e abbronzato, c'era un falò caldo e scintillante... era solo una cazzo di estate,no? Alla fine… perchè non dirlo… perchè… perchè no? Avevo un mojito, c'era il mare e le onde fresche, gli scogli immensi e brillanti, quelle urla di felicità, quel bar tra le palme, il cielo pieno di stelle cadenti ! Era solo.... solo un'estate.... Perchè non dirlo? Solo... un'estate....perchè. Perchè non farlo !?
" Hey Ginevra! Ti va...di berci qualcosa? "
Il mondo, quella notte, collassò su sè stesso e non smise più di distruggerci, l'uno dopo l'altro. 

- Fine parte 3 -

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Drops & Time

​È l'una, fuori piove e lui ha terminato il suo compito, è fradicio e stanco ma continua a sfidare il suo destino. È in cerca di una casa.. della Sua casa.. Non è il freddo a fermarlo non è la pioggia a ostacolare i suoi passi, non è la paura ad annebbiare il suo sguardo.. anzi in realtà adesso nulla può fermare l'innaturale cambiamento del suo fato, è Lui, lui e nessun'altro a camminare. È l'una e tredici e lui si guarda intorno, decide di entrare, nulla è con Lui e ormai nulla e contro di Lui, allora entra. Spinto dal sesto senso e dall'incoscente sicurezza di un vincitore mette la mano sul pomello e con un gesto degno di un ladro entra. È l'una e trenta e Lui La guarda dormire sensa rompere il silenzio soave delle gocce di pioggia che si infrandono sul ciglio delle imposte.. Lui è in piedi, l'aria vibra e il tempo muta assieme al pensiero che Lei Lo stia sognando. È mezzanotte, Lui siede ai piedi del letto e Le da le spalle mentre poggia il capo all'estremità del letto, non vuole svegliarLa. È nuovamente l'una e Lui è assieme a lei, finalmente i due sognano insieme mentre le note del silenzio continuano a suonare, la mente non è altrove. La sua mente è statica adesso, è immutevole nei confronti del futuro e così si fa abbracciare da Morfeo che lo accompagna nell'io di Colei che è accanto a Lui. I due si guardano il Suo sguardo è sereno.. la sta abbracciano col suo sorriso, Lei è ammaliata da quel sorriso, ma i due restano immobili e questo non basta. Lui fugge, si sveglia, sono le quattro e trenta e la pioggia smette, aspetta il sole Lui. Vuole farlo! Vuole porre fine alla stacità del sui pianto, vuole stringerla vuole toccarla e prendersi ciò che adesso può essere parte del suo cuore. Sono le 5, si avvicina a Lei.. Distente il breccio verso il suo viso e Le sfiora il collo, comincia a muovere il polso verso li suo viso e le sfiora le guance. Sono le sei, si sveglia. Il suo sguardo è identico a prima.. traspare impotenza silenzio e Lui si avvicina la sta guardando, sorride, rompe il silenzio, parla. Sono le sei e tredici, pronuncia le parole " Buongiorno, è finita". Lei capisce.. piange di nuovo.. Ma la sua mano gli tocca la spalla, le lacrime cessano, l'alba sorge lenta attraverso i loro occhi, Lei fissa la propria mano.. e porge l'altra a Lui. I due si avvicinano i loro occhi sono focalizzati.. i due si baciano. Sono le sei e mezzo del mattino, il sole sorge.

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La straordinaria storia di Sir.Artur.Wallas - Parte 2 -

​Wallas non aveva un grande successo con le ragazze, anzi, potremmo dire che era un impedito cronico, un buffone, un giullare di corte, spesso un pervertito, con uno spiccato senso del cattivo gusto negli approcci.
L'approccio tipico del Wallas, almeno fino ai diciassette anni, comprendeva una palpata di sedere e una risata goffa a cui si aggiungeva un dolce e soave ' Wè bel culo ! ' - con tanto di grattata al naso per condire il momento idilliaco -
Eppure, dal suo incontro con Edoardo, le cose iniziarono a cambiare per il nostro eroe; Wallas presentava un nuovo outfit più giovanile e piacente: taglio di capelli alla moicana, magliette del footlocker, jordan, finto snake al collo e un viso sbarbato, pulito.
Non era però così tamarro come potrebbe sembrare, anzi, vestito elegante - glielo imponeva Edoardo - faceva la sua bella figura, sembrava interessante, aveva qualcosa che non lo faceva apparire come un perfetto idiota.
Perchè vestirsi eleganti chiederete.
Nella Milano anno 2010, i Pr , erano i nuovi risvoltinati : Tanto presi in giro, quanto piacenti agli occhi delle ragazzine più giovani. Se eri un Pr, quasi sicuramente, avevi timbrato la tua scopata ogni sabato e venerdì sera. E poi guadagnavi soldi, alcuni ne guadagnavano anche parecchi. Era uno status symbol, un modo differente di vivere, una strada alternativa.
I Pr si radunavano in bar molto ' in ' ogni pomeriggio di ogni giorno feriale, sorseggiavano aperitivi eleganti, scambiavano numeri, prevendite, clienti... ragazze immagine. La ragazza immagine era la modella fallita, quel tipo di ragazzina spesso minorenne, che veniva pagata una cinquantina di euro per mostrarsi mezza nuda a ballare sui cubi dei locali e accattivare i giovani arrapati al fine di fargli spendere il più possibile, in drinks e bottiglie. E non si poteva dire che non fossero belle, anzi, alcune erano davvero ' eccitanti ' . Nella giusta atmosfera, con le giuste luci, le loro pance scoperte, i loro piercing in vista che brillavano come a chiamarti, come per dargli un morso, erano terribilmente sexy.
Ammetto che io ed il Wallas avevamo e abbiamo tutt'ora, gli stessi gusti in fatto di donne... e si potrebbe dire che siamo entrambi feticisti accaniti dei ventri piatti e sensuali con annesso un bel pendente.. Insomma in un certo senso, quel tipo di ragazze immagine avevano senso di esistere per invogliare clienti come noi due. Ma il Wallas non era un cliente.
Il Wallas era diventato un Pr di discreto successo, forse, tra i più rinominati di tutta Milano. E sapete cosa lo rendeva il Pr perfetto per ogni gestore ? Sapeva fare il suo lavoro, probabilmente era l'unico lavoro che avrebbe saputo svolgere così efficientemente.
Aveva tutte le caratteristiche di un Pr che si rispetti : Stalker a livelli impossibili, finto elegante ruffiano, maniaco ossessivo e depravato, tale da conoscere i nomi e cognomi di ogni bella ragazza compreso indirizzo, numero di telefono, numero del suo fidanzato... Era un guardone cronico.
Non esagero a dirvi che in discoteca lui sapeva dirvi qualsiasi cosa su qualsiasi cliente. Ricordava persino i cocktail preferiti e i budget dei loro portafogli. Il resto, passava nelle mani di Edoardo, un ragazzo affascinante e capace a spillarti fino all'ultimo centesimo pur di farti illudere di star facendo la cosa più giusta per essere trendy, per farti notare... E in un'epoca milanese in cui farsi notare voleva dire raggiungere il più alto scopo della propria vita, le ragazze, si offrivano volentieri di fare servizietti poco onorevoli ai Pr, in cambio di qualche free-drink, di un timbro per il Privè e di un tavolo riservato. Inutile dirvi, che in quegli anni, il Wallas, se le faceva TUTTE. E non doveva neanche farsi lo sbattimento del provarci, dico davvero, gli si fiondavano addosso come pioggia. 
Ricordo ancora, la faccia goffa del Wallas, e il suo doppiomento stretto dalla cravatta, gioire in un angolo appartato del club Toqueville, mentre una tettona rossa di capelli - che non nego, mi faceva un sesso tremendo - si appoggiava il suo pisello egiziano tra la sua mercanzia e lo trastullava bellamente. Per alcuni, tipo quelli come me, potrebbe essere deplorevole e imbarazzante il fatto di riuscire a rimorchiare delle minorenni pronte a svendersi pur di tornare più sbronze a casa il Sabato sera. Eppure, per il Wallas non lo era affatto, anzi, era motivo di vanto. E se pensiate che fosse stupido questo vanto, va ammesso che invece, il continuare a vedere questo soggetto che si limonava e si palpava le ' celebrità fallite di una notte ' , non faceva altro che attirare continua attenzione su di lui.
E l'attenzione, nel bene e nel male, incuriosisce, affascina, è qualcosa che non puoi negare.
Forse per questo, Ginevra, gli lanciò un sorriso, uno sguardo di troppo, un gesto che segnò l'inizio, di una dolce apocalisse, di un incontro fatale, di un battito d'ali che spegnerà il mondo. O almeno, il mondo del Wallas.
Ginevra era indubbiamente la donna più splendida che il nostro amico egiziano potesse mai desiderare. Era quel tipo di bellezza elegante, alla Lady Diana, ma con connotati moderni e atipici. Di famiglia enormemente ricca - il padre lavorava come orefice - dotata di un gusto eccezionale e aristocratico, la più brava studentessa del suo liceo classico, faceva scherma ed era molto portata per quasi ogni attività fisica e mentale. Che cosa ci trovasse una come Ginevra nel Wallas, è un'enigma degno del Codice Da Vinci.
Se glielo chiedete, lui risponderà: " Sapeva che ero pazzo come lei. Giovane e pazzo. "
In effetti, negli occhi cristallini di Ginevra, si intravedeva quel sottile strato di psicopatia e instabilità. Qualcosa che davvero metteva i brividi, una strana freddezza d'animo, una connessione assente, qualcosa c'era di troppo e di meno allo stesso tempo.
Erano occhi pronti ad uccidere e non scherzo nell'affermarlo.
Eppure, Ginevra ed il Wallas risuonavano come anime complementari. Lui, le dava quel fastidio rozzo a cui lei non era abituata. Quella puzza, quell'ignoranza, quei posti grezzi e sciatti dove la portava ogni pomeriggio. Le dava in questo il brivido della sincerità. Come a mostrarle che il mondo non era fatto solo di apparenza e bei gioielli.
Lei, invece, lo istruiva, gli metteva apposto la spalline della giacca, lo portava a cavallo - o almeno ci provava ad insegnargli ad andare, dato che il Wallas a cavallo era agile come una melanzana in padella - e gli offriva persino ripetizioni di lettere e filosofia.
I loro estremi eccessi, le loro diversità marcate,  si scontravano però di frequente. Gli scontri erano simili a risse tra Nazifascisti e Comunisti, forse, persino più violente e decise! Si picchiavano, si picchiavano davvero, si rincorrevano tra i buttafuori durante il lavoro del Wallas, si sputavano in faccia davanti al liceo di Ginevra, si lanciavano borsette, scarpe, calici di vino, transenne.... Se vi sembra assurdo, vi basti pensare che Ginevra lo investì sotto una macchina.
Quella era la follia che tanto li attraeva.
Due squilibrati, pronti a tirar fuori le litigate più mostruose partendo da un semplice disaccordo sull'orario in cui vedersi. E se magari qualcuno aveva guardato Ginevra, o qualcuna si era fatta palpare dal Wallas, non vi lascio immaginare cosa poteva venirne fuori.
Per il Wallas, se qualcuno guardava Ginevra, era comunque motivo di lite, poichè ' Ginevra ti sei messa apposta vestita così per farti notare come una puttana ' . E anche ammesso che erano riusciti a chiarire la litigata di prima - tra fiumi di pianti e pugni dati alle cler, della durata di due giorni circa - alla litigata successiva, avrebbero ritirato di nuovo fuori tutto.
Erano fatti così, troppo distanti per non rinfacciarsi tutte le cose sbagliate dell'altro, in continuazione. Per questo, alla lunga, la relazione divenne sfiancante.
Due anni insieme. Due anni insostenibili.
Il rammarico. La stanchezza. Qualcosa che iniziava a pulsare come un'idea che quella volta, sarebbe stata l'ultima.
E poi riprendersi ancora ed ancora, sempre più a fatica, sempre più con la fame che bucava i loro corpi scalzi.
Un'insostenibile malattia....
Ginevra si ammalò.
Ma Ginevra nasceva sotto il segno del leone , ed ogni leone - come me d'altronde - esige la sua vendetta fredda, una vendetta che profuma di tradimento e gelosia, una freccia che punge più in là di quanto non si voglia, una ferita di delusione che l'altro non riuscirà a cicatrizzare facilmente. Ginevra iniziò a tradire il Wallas.
Il problema...
è che iniziò a tradirlo con me.

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​Il destino a volte è crudele. Quella mattina non avevo nessuna voglia di vederti e all'improvviso mi sei caduta davanti agli occhi più bella che mai. Eri davanti a me e con una noncuranza disarmante continuavi a parlare di te e di come era bella la tua vita, per evitare di fare l'ingrato annuivo a tutto ciò che dicevi. Senza nemmeno accorgermene stavo pendendo dalle tua labbra e annuivo con uno dei miei migliori sorrisi, non curante di tutto ciò che c'era intorno a me, volevo che la mia testa non fosse lì ma su qualsiasi altro poston, non è stato così e mi sono perso in te. Non volevo nemmeno guardarti ma mi sono ritrovato a darti attenzioni che per te erano banalità, mi stavi guardando come un tuo carissimo amico ed io ho retto il gioco senza dir nulla, con la mia solita maschera infrangibile. Mi stavi distruggendo ma il finto sorriso nascondeva tutto, volevo mandarti a fanculo ma ti guardavo costantemente nei tuoi occhi nocciola nascosti da grandi occhiali. Ti stavo guardando come tutte le ragazze vorrebbero essere guardate, ma tutto questo non ti sfiorava minimamente, ogni singola parola che usciva dalla tua bocca mi pugnalava il cuore, mi guardavi con un semplice conoscente e tu così accecata da tuo immenso ego, cadevi sempre più all'oscuro di tutto.

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