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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."

Pollus

​Senti come esce il succo, senti come svuota tutto, respira la tua fatica, evira la tua fatica. Pace priva di tensione, la tendenza alla passione, svuotati in compagnia, svuota tutto, solo e via. 

Prendi atto e un bel respiro, eccoci, ciò sono io, senti la tensione scemare, senti la pulsione andare, questo è solo un momento, passerà lo so, lo sento, evira la tua fatica, vivi bello, semplice, di grinta. Ora è tutto incompleto, perciò siamo al completo, per drogare questo momento, scemo passioni e mi diletto, con il complesso che è il cervello, drogandolo e rendendolo bello, scemandolo della tensione passionale, svuotandomi del desiderio carnale, esso si ristora veloce, brama voglia, brama dalla foce, svuoto tutto e non ci penso, questo misero è il mio compenso.

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Come un fiore senza più aver paura del divenire

​Ho capito, il processo è dispersione, l'eterno divenire, insensato in espansione, il processo è accettazione, rifiuto e dannazione, nel divenire scompare, come faccio ad accettare? Nel divenire tutto cambia, il vento, la terra, tutto diventa sabbia, e nel deserto estremo 100.000 anni dopo so che ricercherei segni di vita, tale è la mia esistenza, che insopportabile mi è l'assenza di vita, o perlomeno quello io per immedesimazione ritengo esserla. Nel divenire io divento, vecchio, pieno di esperienze, rimorsi, lacrime scendono dai miei occhi, come quando naqui, spero di non esser solo, spero di essere il vero me, e che accanto a me ci sia chi sappia chi io sono. Nel mio divenire il muro cede, non ho più paura, grazie signore per questa vita dura, perché nel divenire finalmente ho capito, chi io sono, cosa ho concepito, finalmente posso vivere e appassire, come un fiore, senza più aver paura del divenire.



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Ragnarok

​Come Dio sceso in terra vengo a sottomettere me stesso, ma la belva è incontenibile e il suo essere è per il dio inconcepibile, dio la fustiga e la vizia, le dona il bastone e la carota, ma essa se ne nutre in egual misura non preferendo mai l'una sul altra, dio la scruta ossessivamente, io onnipotente non capisco essa cos'ha nella mente, la belva come blob incorpora tutto e in essa tutto è disordinato, dio se ne compiace perché essa è origine di moltitudine, la belva rifiuta il suo creatore, distrugge tutto e di autodistrugge, Dio non l'ha mai capita e perciò ha perso la sua miglior creatura, o almeno quella più interessante.

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Non riesco a capirne il senso.

​Entrando a passi cauti, nel regno dello sprovveduto ( il suo regno) l'uomo vide dio, in alto, in basso, l'osservo' attentamente mentre cercava di nascondersi dietro un masso per non farsi vedere, Dio era bello, era altezza, forza e possenza, Dio era veramente "fatto bene", ovviamente era uomo, perché era potente, l'uomo intimorito scrutava in quei occhi di un colore senza nome, all inizio con paura e curiosità ma più guardava più la sensazione cambiava, stette 87 anni a guardarlo, fino all' ultimo respiro che tiro, e in quei 87 anni l'unica cosa a cui arrivò è che voleva essere Dio. Dio invece aveva visto l'uomo prima che facesse il primo passo e perciò aveva deciso di mutar forma per soddisfare le aspettative di come lo immaginava l'uomo, e dopo esser mutato in codesta forma aspetto', aspetto' 87 anni che l'uomo gli rivolgesse parola, e poi l'uomo morì, Dio torno informe e continuo la sua esistenza assoluta, e nulla né venne fuori.


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Come Prometeo sono ancora confuso

​​Udite il pensiero di chi giace nell' ombra, che semina spirali che portano agli inferi. Fedeli a se stessi sono questi soggetti, che per paura di morire divengono se stessi. E ancora più in profondo, più in basso cadranno perché non c'è fondo al proprio essere, non c'è fondo all inganno, non c'è fondo alle scoperte di cui l'anima si fa danno. Ma temete lo scoprirvi, temete il denudarvi, perché più osserverete più non capirete, e più ricercherete comprensione nella scoperta. Ma voi lo sapete che nel mondo non c'è fine, che nel pozzo non si tocca, che l'anima solidale non ha da finire e ogni suo movimento non è che l'inizio. Ogni percorso riporta alla rete, ogni pensiero non è che realtà, ogni tuo sogno è fedele profusione di ciò che in te è la tua unicità. Così che prometeo vi guarda confuso, speranzoso di certo ma alquanto confuso, "non vedi il fuoco che a te ho portato? Rischiara il sentiero, così che tu veda nel buio, su ora incamminati nella foresta, percorri la notte, compì le gesta, ora che il buio non è più limitante percorrilo per intero e scopri ciò che gli è assestante, ma sbrigati, presto che presto si spegne, e tutta la vita ho lottato per fartelo avere, suvvia che finisce, come me e te, e spero che nel frattempo tu riesca a vedere quel valore che in esso è. Nel buio io ho visto ciò che nessuno immaginava, una bellezza ostentativo che un dio chiamava tracotanza, la tracotanza di tal bellezza sta negli occhi di chi vede, perciò io vengo perché tu veda e giudichi coi tuoi occhi.


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