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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."

Le ferite dell'amore

"E allora tu credi nell'amore? Pensi veramente che ti sentirai realizzata grazie alle relazioni?" le chiedo quasi con tono di rimprovero. Abbassa lo sguardo per nascondere la timidezza e lascia intravedere un leggero sorriso tra le guance rosate, "Sì.." accenna.

No, non é vero. No può essere così. "Sai, dopo che hai sofferto molto per amore, dopo che hai passato notti a piangere, ecco.. smetti di crederci" ribatto. Scuote il capo e inizia a guardarmi incuriosita, forse con compassione, forse con disprezzo, questo lo puó sapere solo lei. 

Si dondola su se stessa e di colpo balza tra le mie braccia: sento il suo profumo melato, mi ricorda del frutteto dove giocavo da piccolo; sono ipnotizzato, lei é qui stretta a me, ma io no, sono chissà dove, tormentato dalle sue parole, mentre rivivo tutte le sofferenze da lei tanto amate.

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La Straordinaria Storia Di Sir.Artur.Wallas - Parte 8 -

A volte mi chiedo quando l'avessi perso di vista, il Wallas.

Certo erano venute a mancare tante serate assieme, ma passare dall'incontrarsi ogni sera di ogni giorno settimanale, all'incontrarsi a giorni alterni, non mi sembrava una così grande distanza....

Concretamente parlando, un giorno su due, stavo con lui. Io e gli altri s'intende, ma c'era sempre tempo per le nostre chiacchierate intime, per confidarsi, sfogarsi... Anche noi uomini abbiamo bisogno di farlo, una persona che non si sfoga non fa altro che contenere al suo interno emozioni e frustrazioni che alla lunga, potrebbero diventare vere e proprio malattie mentali... Ti destabilizzi se non hai nessuno a cui affidare sulle spalle qualcosa che ti pesa addosso.

E a me, in tutta onestà, pareva che il Wallas mi raccontasse tutto, forse ero io a trattarlo con sufficienza...

Era difficile persino capirlo.

I discorsi che tirava fuori, ciò che lo tormentava, a me sembravano solo tanti vaneggi e assurdità sconnesse...

Era difficile capire un ragazzo così perso nella 'realtà' che si era costruito attorno... Il modo migliore per provare almeno a dare un filo logico ai suoi vaneggi, era immaginare di vedere un film al cinema e collegarne la trama scena dopo scena.

Ma vedendolo a giorni alterni, nonostante per me fosse già eccessivo quel tempo passato assieme, mi perdevo i fotogrammi dei capitoli del giorno prima.

E lui non aveva tempo per spiegarmi i pezzi mancanti di quel puzzle così confuso.

La droga che ormai lo abbracciava e gli solleticava i nervi, le delusioni sentimentali o meno, che si andavano ad ammassare come sul tappeto di un fallito, furono causa e effetto dei fotogrammi persi, dei pezzi mancanti…

Se immaginiamo una persona che ogni giorno della sua vita ne passa di cotte e di crude, quella persona tenderà ad abituarsi al lasciar ' scorrere ' le cose, si sarà abituato a guardarle nascere e morire con un innaturale distacco di chi non fa altro che ripetersi ' Tanto domani, siamo punto e a capo. Perchè perdere tempo a pensarci troppo... Mi basta solo chiudere gli occhi e dimenticare. '

E così, in un circolo malsano di autocommiserazione, finì per non dar peso neanche ai doveri primari di una persona: perdeva ogni responsabilità, ogni promessa fatta veniva rimandata, ogni giorno sarebbe stato vissuto con non-curanza in attesa semplicemente di quello dopo e quello dopo ancora. Se prendeva un impegno e l'impegno risultava spiacevole o dispendioso, Wallas lo rimandava all'infinito, a costi di subirne le dirette conseguenze, ma anche quelle, le avrebbe scappate rimandandole ad altri giorni.

La sua apatia, se così si può chiamare, finì ovviamente per allargarsi come una macchia di inchiostro in uno stagno e a contagiare, con ineluttabile volontà, ogni pesce, arbusto,uccello che ne sorseggiava l'acqua.

Persino la testa incominciava a ciondolargli dalle spalle, come un sacco vuoto, o una parte morta e anestetizzata del suo busto.

- OOOOOOHHHH stasera -

Questi erano i messaggi che iniziavano ad arrivarmi da parte sua. All'inizio pensavo fosse maleducazione, poi, mi resi conto, che con nessuno, neanche con le Donne che gli piacevano , aveva un atteggiamento differente. Era come se il comporre un periodo completo, una frase lunga e piena di formalità, gli fosse diventato un impedimento. Era arrivato a togliere il ' Ciao ' per sostituirlo con ' Oi. ' e quando gli chiedevano di chiamarlo, lui chiedeva di essere chiamato.

Non salvava i numeri in rubrica, non aggiungeva nuove foto al suo profilo Facebook, copiava e incollava da altre chat gli stessi approcci prestampati.

Un giorno ricordo, dopo essersi a lungo lamentato della sua solitudine, decise di provare a rimediarsi un appuntamento con una ragazza.

E diamine, voleva fosse una ragazza che in qualche modo, gli avrebbe dato davvero qualcosa di importante da portarsi appresso. Alla fine le persone si dividono in due grandi categorie: Quelle insostituibili e quelle indimenticabili. Dato che le insostituibili lo sono solo per insana convinzione, rimanevano importanti solo quelle indimenticabili, esattamente il tipo che cercava il Wallas.

Eppure, il Wallas, non fece altro che buttare una rete da pesca basata su puri canoni estetici e raccattare con fare indisponente chiunque abboccasse. Quando iniziavano a parlare della loro vita, lui, le fermava.

- Non m'interessa. Ci vediamo o no ? -

Ecco com'era diventato il mio amico. E più questi suoi atteggiamenti si insidiavano nel suo ' essere ' , più persone lo allontanavano e ne perdevano ogni attrattività, più lui ricalcava la dose per sfogare in qualche modo il suo odio incessante nei confronti del mondo e delle sue delusioni.

Era strano come non riuscisse a capire che fosse proprio lui, la causa di tutti quei rifiuti...

Forse, gli veniva scomodo ammetterlo. Così come non riusciva ad ammettere di essere indebitato con più di qualche topo da marciapiede. Le donne, potevano mancargli, ma i soldi no. Ai soldi lui teneva: aveva bruciato una vita per raggiungerli e finalmente regalarsi il suo ' Sogno americano ', aveva messo in gioco la sua salute fisica e mentale pur di sguazzare in piscine e città lontane. Ma in questo strano e inutile gioco da gran sognatore, si era scordato che neanche nelle ' vite facili ', la strada è tutta in discesa...

Si era dimenticato della salita. Che nella fisica, non può esistere una pendenza se non derivata da un'altezza. E quando girano tanti soldi tra tante mani sporche, quando sei ancora uno strozzino che corre di quà e in là per raccimolare spiccioli per un pacchetto di sigarette, allora stai certo che la prima cosa che dovrai fare sarà un investimento dei tuoi guadagni. E' come voler aprire un concessionario di auto in cui, per forza di cose, si investono i guadagni sull'acquisto di nuove macchine da vendere.

Non conosco i rapporti guadagno-investimento-guadagno proprio, ma temo che neanche lui li conoscesse. Eppure in Matematica era bravo, una strana bravura insita nel popolo egiziano forse, di cui lui faceva parte. Non aveva certo studiato, ma i conti, li sapeva fare alla perfezione. Percentuali e conti, tutto ciò che serve ad un piccolo imprenditore.

Commetteva però un gran difetto di calcolo.

Non so come si chiami in Matematica, ma credo che nel linguaggio comune, si può spiegare come quel venditore di macchine che acquista e spende i soldi ancora prima di averli guadagnati.

I conti sono impeccabili, ma non ha considerato un piccolo fattore ' X ' , che poi è ciò che regge la vita stessa e la sua imprevedibilità; e non considerando l'incognita, finisce col dare per scontato che tutto filerà liscio nella sua equazione, fallendo miseramente e trovandosi col culo per terra.

E così, il mio amico, portava scarpe nuove scintillanti e gemelli sulle giacche che valevano uno stipendio. La classe, non gli mancava di certo, ma un bel vestito è destinato ad essere buttato quando viene macchiato di sangue...

Il sangue di chi lo cercava, il sangue di chi stava aspettando i suoi rispettivi introiti dati dall'investimento fatto insieme al Wallas, soldi che poi, erano finiti proprio in quei gemelli e non nel portafoglio della persona giusta.

Non penso fosse così scemo da non rendersene conto. Anzi sono convinto lui sapesse quanti debiti si stava creando attorno, ma non ci fu un solo giorno in cui lui smise di spendere... Per quanto assurdo vi possa sembrare, più crescevano i suoi debiti , più lui sperperava in lussi degni di essere notati.

Perchè si comportava in quella maniera così idiota? I guai, lo trovavano e lo perseguitavano fino a casa. I momenti che passava erano terribili. L'ansia dei soldi che doveva in giro a più persone era costante e opprimente. A volte non ci respirava. E i debiti si accumulavano alla velocità frenetica con cui si allontanavano i suoi grandi prospetti, i suoi grandi ' sogni sciocchi ' .

Niente palme e villa a malibù comprata coi frutti dei suoi ' lavoretti ' . Niente ' Tony Montana ' e niente vacanza con sigaro cubano tra le labbra.

Eppure... Continuava a spendere ogni centesimo di qualsiasi guadagno ottenuto. E i debiti, gli strozzini, aumentavano come insetti nascosti nell'erba.

Non riuscivo a capirne il perchè. Proprio mi sfuggiva, qualcosa non roteava nel mio cervello. Non riuscivo a collegare quei pezzi del puzzle....

Fu quando Mario gli puntò il ferro sul naso, quando con gli occhi iniettati di cocaina lo fissò, quando gli urlò in faccia con l'alito nauseante, tremante e colmo di sudore ' Dammi i soldi bastardo o ti AMMAZZO ' - Fu lì che iniziai a capire.

Il debito con Mario era grosso; migliaia di euro che pendevano, non solo tra lui, ma tra Mario e il suo superiore. Il debito del Wallas era diventato il debito di Mario e quest'ultimo, stava per morirci ammazzato nella sua stessa dimora, in pantofole e pigiama.

Come nel Big Lebowski, dei signori si presentarono alla sua porta e lo picchiarono per spaventarlo e intimarlo a ridare al più presto i soldi prestati.

Di riflesso, Mario fece la stessa cosa col Wallas, per l'opprimente e incessante paura di finirci stecchito. Penso sia comprensibile: nessuno vorrebbe cacciarsi in guai seri per le colpe di un ' socio '.

La paura fa fare grandi cose agli uomini, gli da una forza che non hanno. Ed una stupida irresponsabilità. Quella che riesce a farti sparare ad un cristiano senza pensare alle dovute conseguenze, ecco questo è il potere della paura: il toglierti ogni freno inibitorio, ancora più dell'alcool e delle droghe.

Non avevo mai visto nel riflesso sul viso del mio amico, quella cosa che vedono le persone prima di morire... La vita al contrario, come chi ormai è consapevole di star per morire e rivede tutto il suo passato, in una cinepresa proiettata in una sala con un solo posto a sedere.

Tra una goccia di sudore e delle lacrime incolori, Wallas, subì uno Shock.

Il proiettile non partì e grazie all'intromissione di tutti i presenti, l'accordo per la resa dei prestiti fu stipulato da entrambe le parti.

Ma Wallas, non si muoveva. Il suo viso, era come un blocco di marmo privato di ogni striatura...

La notizia, si sparse il giorno dopo in tutto il quartiere. Wallas fu come ' intervistato ' da un fiume di curiosi e presunti amici che volevano solamente farsi i suoi affari.

Qualche giorno dopo, Mario venne arrestato e lo stesso giorno, Wallas comprò un nuovo vestito, un abito tra i più costosi mai posseduti; e non se lo poteva certo permettere.

Lo sfoggiò con orgoglio raccontando a tutti della sua vittoria, del fatto che ora non doveva più niente a nessuno, che la giustizia aveva trionfato ed altre stronzate come a voler sentirsi grande dopo essersi visto così piccolo e fragile.

Fu quella sera, la sera dei suoi festeggiamenti da lui inaugurati, che la rotella dentro la mia testa si mosse e mi diede l'ultima soluzione del rompicapo:

A Wallas non interessava morire, per quel che lo riguardava lui era già morto da quando entrò in quell'ambiente sporco e immorale: Gli bastava solo vivere gli ultimi giorni della sua esistenza permettendosi più lussi che poteva, senza dover rendere conto a nessuno delle sue azioni, sfruttando persino i soldi degli altri e se gli altri per questo motivo si sarebbero vendicati, lui avrebbe riso dicendosi che in fondo non aspettava altro.

Ora sì, che potevo chiaramente vedere ciondolare la sagoma del mio amico da un albero di pesco, il cappio l'aveva fatto con la cravatta di Armani e le sue mani erano sporche di terra e capelli.

Mancava ormai l'ultimo tuffo, il salto finale nel vuoto, l'ultima donna che l'avrebbe ulteriormente destabilizzato e portato alla follia...al delirio psicotico.

In quelle condizioni, innamorarsi di una cocainomane incallita, che vendeva come uno straccio il suo corpo pur di comprare altro veleno a piccole dosi, sarebbe stato fatale. Sarebbe stato l'ultimo spillo sul nervo scoperto. L'ultimo tuffo nel marcio che tanto lo aveva sporcato sotto la camicia, tra le ascelle sudate e le mani tremanti.

In quei giorni, sognavo spesso Wallas e lo sognavo come ricordavo fosse tanti anni prima. Ricordavo le più piccole stronzate e i momenti più buffi e innocenti di due poveri scemi che si danno da fare per prendere la vita sul ridere. Due persone che si siedono su un muretto e si abbracciano tra le risate più grasse e indecorose. Poi, la sua sagoma spariva ogni volta che calava la sera, come portata via da una fitta foschia....

Mancava un ultimo capitolo al mio libro.

Wallas, conobbe Anna.

- Fine parte 8 - 

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La Straordinaria storia di Sir.Artur.Wallas - Parte 7 -

Strafatti, ci perdevamo come fantasmi inconsistenti nelle immagini riflesse del televisore...

Passarono così tre anni, o quattro, non saprei neanche contarli, perchè il mondo correva dietro noi mentre appiccicati come larve bavose, ogni notte, ripercorrevamo lo stesso percorso.

Potete crederci? Quattro anni passati sugli stessi posti a sedere, nessuno si spostava mai dal proprio cuscino sul divano.

I programmi passati, erano gli stessi.

Alla prima canna, era il turno di un documentario.

Seconda-terza, zapping su Mtv, Sky Uno, Cielo.

Fame chimica.

Nelle serate più originali, cucinavano una spaghettata aglio, olio e peperoncino.

Ci si risiede come marionette.

On demand - Programmi trash - Risate - discorsi - Perdersi in trip insensati, come fissare un venditore di tappeti e trovarlo stranamente affascinante.

Forse ci perdevamo nei ghirigori di quei tappeti… Arrivava la quarta, la quinta canna. A volte la sesta e una settimana od un ottava presa da un altro Pusher.

' Degusta, Catalizza ' - Diceva sorridendo, coi denti gialli e gli occhi storti.

Io non ero meglio, io ero spaccato come un quadro deteriorato e molle... senza una spina dorsale, a strisciare sul velluto come ad affondarci.

Solo che, il giorno dopo, io, me ne pentivo, mi sentivo così ignobile, non riuscivo a specchiarmi o a guardarmi il corpo. Mischiavo l'alcool all'erba e capitava di frequente che in piena notte, dopo capogiri e deliri psicotici, mi venisse il voltastomaco.

E quando vomitavo, sentivo la stretta dell'intestino, mi chinavo e fuoriusciva quel liquido incolore… In quei momenti ero felice.

Ero felice di farmi così schifo, di auto espellermi dal mio stesso corpo.

Non capisco se il Wallas si facesse altrettanto disgusto.

Ma sono convinto, che iniziò ad odiarsi così tanto, dal non riuscire più neanche a convivere con sè stesso, in piena lucidità.

Dopo Ginevra, decadde. Io con lui.

Si accartocciò su sè stesso, come stagnola bruciata, nella droga e nell'idea malsana che aveva del mondo.

Iniziò a fare lavori sporchi, perchè erano gli unici che potesse fare ridotto in quelle condizioni.

E li fece bene, così bene, da poterci costruire sopra una strada, un futuro, o almeno, una porta di speranza.

Nemmeno io conosco così a fondo quel mondo che lo divorò.

So di storie, di racconti… Ho visto il suo sangue colargli dalla testa, le sue pupille dilatarsi ed il suo cuore battere all'impazzata.

Ormai, era diventato così diverso da me, che potevo essere al suo fianco solo come una donna che gli lava qualche ferita di troppo.

Era incosciente e affamato: più che i soldi, aveva la fame di chi vuole vedere il mondo bruciare sotto i suoi piedi ed essere lui, unico Re incontrastato a bruciarsi infine per ultimo.

Sadismo e masochismo lo perseguitarono tra dosi, pagamenti, vizi e debiti.

Il Carcere, la Legge, l'idea di poter finire ridotto ad un misero problema societario non lo impauriva.

Ormai aveva preso una scelta, lui era consapevole e maturo di ciò che aveva deciso per sè stesso.

Sapeva dei rischi che avrebbe corso, sapeva persino il male che si stava facendo e proprio per questa consapevolezza non vi era modo di fermarlo.

Se la tua mano trema quando tieni una pistola, allora è facile convincerti a non sparare il proiettile.

Ma una mano rigida, che conosce il peso dell'uccidere ed è pronta a farlo, è impossibile da placare.

E poi, come un circolo vizioso…

Come vi spiego questo mondo a voi estraneo ?

Dovreste guardarvi ' Carlitos Way ' .

Capireste che non importa più, arrivati ad un certo punto, se voi vogliate continuare o meno la vostra scelta.

Potete anche rompere il vostro telefono e cambiare abitazione e nome, ma i guai, verranno sempre a bussarvi.

Ti staranno tutti attaccati come a morderti il collo, drogati e mafiosi, mendicanti e punitori.

Non c'è una correttezza o un principio da seguire che garantisca una stabilità.

Il suo mondo era così instabile da doverlo far uscire nel cuore della notte con un arma e la paura di essere ucciso.

E io, come potevo intromettermi?

Polizia ?

Confessare tutto, avrebbe significato solo ulteriori problemi e ritorsioni.

Mangiavano nel suo piatto - Loro, quei ciccioni pelosi che avevano sicuramente premuto più di qualche grilletto. -

Erano andati gli uni nelle case degli altri. E mascherati da una finta eccessiva cortesia, una galanteria perduta, tutti sapevano, come diceva il mio amico : " Fanno solo i loro interessi. Se io sbaglio, mi uccideranno. Non mi vogliono bene, vogliono bene ai soldi che produco per loro. "

E scordatevi la villa californiana, il mojito, le palme e l'oro di Pablo Escobar !

Non hai tempo per tenerti stretti i guadagni, poichè qualche sgarro rimasto indietro dovrai pagarlo a tue spese.

Sei sempre indebitato e nemmeno te ne rendi conto.

Ricordo la famosa ballata di Spagna.

Tutti aspettavano un grosso carico spagnolo che, stando alle voci nauseanti di quelli dall'altra parte del confine, avrebbe consentito guadagni enormi a chiunque.

Arrivò un assaggio. Era roba prelibata, non ne trovavi così in tutta Milano.

L'affare girò di voce in voce, chili su chili significavano spacciatori e micro spacciatori a creare fondi comuni per comprare o sostentarsi.

Non se ne scelse uno solo a prenderne in mano tutta quella roba.

Il carico venne diviso tra una ventina di persone, alcune di queste, rivali di zona.

Il mio amico non ne fece direttamente parte, ma un suo superiore ne aveva le mani dentro fino all'osso.

Il carico sparì, ma i soldi, furono sborsati da tutti i venti.

Ancora ad oggi, nessuno capisce cosa sia realmente successo.

L'ipotesi ' polizia ' resse poco.

Qualcuno aveva fottuto tutti gli altri, forse, aveva addirittura ucciso i diretti fornitori e si era pappato tutta la torta.

Ci fu una piccola guerra, in cui io, vedevo cellulari suonare freneticamente e strilli e grida e volti sconosciuti passare sotto case di amici alle ore più impensabili.

Wallas era un bravo ragazzo. Ingenuo, stupido, ma diamine se era una brava persona.

Non poteva reggere quella pressione, aveva paura per sè stesso e per ciò che più gli stava caro, quella che noi chiamiamo ' famiglia. '

Ancora ricordo, il suo volto sincero e pulito, baciare un bambino piccolo.

Lui, sotto la scorza rovinata da tutto ciò che la vita gli aveva impartito, aveva un cuore capace di amare gli esseri più puri, le persone più deboli ed indifese.

E si commuoveva davanti ad un bambino.

" A mio figlio, darò la vita che non ho mai avuto " Confessava Wallas sospirando tra il fumo dissolto nell'aria stantia….

Ha provato, a volte, a coinvolgermi nei suoi affari. E, a malincuore, ammetto che non fosse solo per bisogno di ' aiuto ' .

Voleva fruttare più soldi. E voleva utilizzare il mio genio per farlo.

Ma non mi sono mai sporcato nel suo insano stagno nero e appiccicoso.

Eppure a ripensarci ora, mi sarebbe piaciuto farlo.

Se avessi fatto la sua stessa fine, l'avrei capito e amato fino all'ultimo dei nostri giorni.

Una storia di due ragazzi sfortunati, che anche in punto di morte, guardati come pazzi dagli altri, si scambiano un sorriso d'intesa...

Ma non è andata così. Non potevo farmi fagocitare, buttare aspirazioni e sogni per inseguire la via di Scarface che era fin troppo, assurda e grottesca. 

Se conoscessi Dio gli chiederei se il percorso del Wallas fosse una colpa o una grande sfortuna.

Dio potrebbe rispondermi che ognuno è responsabile delle proprie scelte.

Ma io ribatterei così: E tu, come permetti ad un ragazzo così fragile, di avere una vita così triste ?

Allora Dio potrebbe arrabbiarsi: E chi ti dice che la sua sfortuna non sia derivata da tutti i suoi errori ?

Forse vincerebbe Dio, ma allora gli vorrei fare una domanda che ho in gola da quando sono nato: Perchè tuttavia, persone disgustose, irrispettose perfino nei tuoi confronti, hanno la vita che noi poveri innocenti rincorriamo inutilmente? Perchè hanno tutto quel denaro, quella fama, quella stima, quel potere… Perchè glielo consenti e non consenti ad un onesto ragazzo di vent'anni, come il mio amico Wallas, di grattare un biglietto fortunato e vincere due milioni di euro con cui sistemarsi per il resto della sua vita ?

Perchè concedi il troppo ai porci e il nulla agli angeli ?

Non so come Dio potrebbe rispondermi.

Mi spiace, ma non lo so proprio.

E le Donne chiederete? E le Donne del Wallas ? Dopo Ginevra non ebbe più nessuna ? Ce ne furono eccome ed una in particolare caratterizzò i restanti mesi di vita del mio amico.

Si chiamava Francesca e fu l'ultima spinta prima di franare dal precipizio.

Ma prima del ricovero, prima di Francesca, dobbiamo guardare dal nostro specchio un'ultima storia:

Il giorno in cui il Wallas, vide la morte in faccia e la vide puntata, a pochi centimetri dal suo naso.

Fine Parte 7 - 

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La Straordinaria Storia di Sir.Artur.Wallas - Parte 6 -


Non fu esattamente la prima canna del Wallas.

Ad esseri sinceri, penso che chiunque, nell'età compresa tra i quindici e i diciotto anni, abbia fumato erba di gusto, in più di un'occasione...

Quindi, quando io ed il Wallas accendemmo la nostra canna sui gradoni di piazza Diocleziano, l'effetto sortito era già un'abitudine. Niente collassi, giri di testa, colpi di tosse da neofiti.

A me il mio amico pareva normale. Ridevamo da strafatti su cose probabilmente prive di senso, parlavamo del nulla, fissavamo oggetti di dubbia attratività... mangiammo quel giorno. Prendemmo un paio di focacce calde al forno vicino alla strada.

Non c'era niente di non conforme al classico post-canna. Un pomeriggio qualsiasi, credo.

Toccammo anche la questione Ginevra, ma ci si scherzò su. Fu proprio lui a buttarla sul ridere: ' Quindi se ora mi ri-scopo ginevra e lei mi bacia, avrò la tua sborra in bocca? '

Classiche stronzate volgari tipiche di due fattoni su una panchina sporca e dalle briciole sulle gambe.

Non ci sentimmo per un altro paio di giorni, fino a che il Wallas non mi chiese se fossi libero una sera. Si stava annoiando, non aveva nulla da fare in casa, quindi perchè non vedersi e aprirci qualche birra fresca ?

Nel messaggio aggiunse: Ti ho portato un regalino.

Il regalino era dell'erba. Fumammo anche questa volta.

Poi, due giorni dopo, ancora.

- Ho una sorpresina, non so che fare stasera, vengo da te ? -

Hashish milanese, raccattata da qualche suo amico che sicuramente l'ha presa a sua volta da qualche marocchino in Corso Como. Niente di speciale.

La sera dopo, ancora, di nuovo.

Solo che il giorno seguente, io avevo dei discreti impegni. Niente di irrinunciabile o irrimandabile, ma avevo comunque il mio da fare. Sul momento infatti, ricordo di avergli detto di ' beccarci ' un'altra volta, che potevamo vederci l'indomani così avevo tempo per spicciare le mie faccende.

Lui però, insistette gentilmente.

Alla fine, anche perchè fumare mi rilassava, accettai di vederlo. Non sarebbe crollato il mondo se per una sera avessi rimandato i miei impegni.

Eppure, alle 21.00 del giorno dopo, ancora, la stessa storia.

Avevo sbrigato i miei compiti nel pomeriggio, non avevo uscite organizzate e tantomeno avevo voglia di inventarmi qualche piano strano per la mia serata. Era un qualsiasi giorno feriale e l'erba iniziava a piacermi parecchio.

Decisi di vederlo, nuovamente.

Quella sera capì una cosa che solo ora, riscrivendo questa grande storia, sembra avere un filo logico con tutto il passato narrato: Il Wallas si annoiava spesso.

Dentro di lui, qualcosa, gli toglieva la voglia di fare la vita di prima, nonostante l'avesse portato al top della forma, nonostante gli avesse regalato donne, soldi, stima...

Aveva fatto Boxe per due anni, gli piaceva un sacco quello sport. Per lui andare a far Boxer era come andare a Gardaland per un bambino.

Ricordo che aveva Boxe ogni Martedì e non aveva mai mancato un appuntamento.

Proprio un Martedì pomeriggio, mentre io giravo un video nella mia stanza, mi arrivò questo messaggio:

- Ned, ti va di vederci al parchetto? Dai, ci divertiamo. -

Siccome ero impegnato nel mio progetto, la risposta fu immediata.

- No mi spiace Ale, non posso davvero. Magari stasera se mi libero. Ma non hai Boxe ? -

- Ah, Già. - scrisse.

Ah, già.

Ah... già.

Non c'era più quell'entusiasmo per quello sport ? Possibile che non aveva la minima voglia di continuarlo ? Non era la sua passione? Non era ciò che lo gratificava più di ogni altra cosa?

Ricordo che dava buca persino alla sua amata Ginevra pur di andarci e Ginevra, di sorpresa, si faceva trovare all'uscita per poi andare assieme a consumare una cenetta romantica.

Gli piaceva così tanto...

Il Wallas, doveva proprio star iniziando ad annoiarsi...

E se quella noia, se, ipotizzando, avesse avuto il nome di.... Depressione?

Possibile che nessuno se ne rese conto? Davvero nè io, nè i suoi amici, nè la sua famiglia, aveva notato quel calo di umore nel mio amico ?

E se quella Depressione... fosse realmente una depressione?

Intendo, non tipo la depressione di una persona triste, ma tipo la depressione di chi è realmente malato di depressione.

Bè, le canne lo facevano sorridere, eccome se sorrideva. Quando tornava a casa strafatto e straparlava a vuoto, si divertiva un sacco sul nulla più totale. Riusciva a stare bene anche in mezzo ad una pozza di cemento e nessuno attorno.

A me le canne davano però una sensazione diversa... Mi facevano sentire vuoto. E' vero che ridevo come un cretino appena qualcuno in televisione tirava una puzzetta o faceva una battuta da undicenne, però, appena l'effetto finiva, mi rendevo conto di quanto tempo avessi sprecato.

Di quanta inutilità, di quanta nullità... quell'insensatezza, la trovavo fastidiosa, una volta lucido.

Sono convinto che il fumare cannabinoidi corrisponda a questo: un ironico viaggio nel vuoto.

Poteva un viaggio nel vuoto far bene ad un depresso? Probabilmente sì. Anzi probabilmente era la cura perfetta. Gli dava qualcosa nel momento in cui lui non sentiva più nulla addosso. Gli dava un senso, una vitalità, un entusiasmo che altrimenti non ritrovava dentro sè stesso.

Poteva quindi un viaggio nel vuoto far bene ad un depresso?

Sì.

Fino a che durava....E quando finiva ?

Nessun viaggio dura a lungo.

E' per questo, che nascono le dipendenze.

Nel giro veloce del tempo e dei giorni e delle stagioni passanti, io ed il Wallas condividemmo quasi ogni sera insieme. Potevano cambiare tante variabili. Luogo, persone annesse, orari, planning serali, stati d'animo, fidanzate...

Eppure tre costanti ci perseguitarono, tre cose erano sempre presenti: Io, lui, l'erba.

C'era così tanta erba, da darmi fastidio. Non mancò molto,prima che io iniziai ad annoiarmi di quella vita monotona, il continuare a fumare non mi portava benefici nè sul corpo nè sulla testa: ero sempre più pigro, assonnato, perso in nuvole inconsistenti.

Quella stanchezza che si accaniva sul mio cervello mi riduceva ad un barbone privo di spirito e creatività.

Non a caso, quei mesi, quegli anni, furono i peggiori di tutta la mia carriera.

Lui invece, era sempre più simile ad un perfetto idiota e non intendo un'idiota sul genere del cretino fenomeno da baraccone, intendo un idiota sul genere di quel tipo di persone, che sai che un giorno finiranno a parlare da sole sul tram con presunti fantasmi in preda a chissà quali allucinazioni...

Mia mamma mi raccontò un sano proverbio: Ricordati che spesso Claudio, l'erba è solo l'anticamera di droghe ben peggiori.

A me sembrava una cosa stupida, già iniziavo a non sopportare quell'abuso di erba, figuriamoci se avrei voluto provare cocaina, eroina, acidi o chissà quali schifezze.

Sono una persona egoista.

Non penso mai agli altri.

Un proverbio non è stato scritto solo per sentenziare la mia vita, a volte, la saggezza popolare, aiuta a capire chi ci sta più vicino....Non parlava di me, nè mia madre nè il proverbio. Parlavano del mio amico.

Possibile che non mi resi conto di quel declino ineluttabile poco prima? Possibile che davvero, io, non abbia potuto far niente per salvarlo ?
Andiamo per ordine, giriamo ancora le lancette a tal punto che le foglie cadute ricrescono sugli alberi, viaggiamo all'indietro come spiriti risospinti senza sosta controcorrente.
Torniamo a quando avevamo iniziato a vederci e fumare abitualmente un paio di canne alla sera, i posacenere non andavano svuotati di continuo e il mio amico, aveva ancora un buon profumo sul collo.
Tre mesi dopo il mio tradimento con Ginevra.
Novembre.

Un sabato sera, io e il Wallas navigavamo come marinai senza meta lungo le strade di Corso Sempione. Lui, cercava da fumare, Io, da bere.
La città era viva, piena di colori e persone che urlavano, camminavano, si abbracciavano. C'era un sacco di gente ed era normale, se abitate a Milano, penso sappiate cosa succede ogni sabato in Corso Sempione.
In zona arco, ci sedemmo sui gradoni di porfido e assistemmo ad un piccolo concerto di una band blues.

C'era una vastità di roba da bere, noi prendemmo il nostro primo cocktail.

- Per me, uno sbagliato grazie -

- Dammi qualcosa di stra forte, non so fai tu - Disse il Wallas.

Neanche quello fu un caso isolato, una persona che vuole bere per il puro gusto di sbronzarsi, senza avere cognizione e gusto in ciò che sta bevendo, è una persona pericolosa per sè stessa.

Chiedere un qualsiasi cocktail purchè forte, non significa altro che chiedere lo sballo in pochi centilitri.

Non ci feci caso.

Seduti e abbeverati, iniziammo a notare le belle ragazze attorno e a puntare le nostre prede. Wallas aveva ancora il suo tocco magico da Pr e sapeva come accattivare qualche bella fanciulla.

Stavamo fissando una ragazza seduta poco distante con un paio di amiche. Erano abbastanza su di giri, sbronze probabilmente e avevano vestiti così scollati che ad una di loro uscivano spesso i capezzoli.

Mentre io ed il mio amico, arrapati come leoni africani, provavamo a farci notare in modi improbabili e discutevamo su tattiche per approcciare con successo, una treccia di capelli biondi scorse davanti ai nostri occhi come fili di grano.

Ginevra.

Inebetiti restiamo immobili, lei, non sembrava vederci.

Cammina in direzione di una discoteca all'interno del parco...

Ci vuole qualche minuto, sia a me che al Wallas, prima di vedere che le mani di Ginevra stringono le mani di un uomo al suo fianco.

Un nuovo fidanzato. Quelle mani che si accarezzano non sono le mani di due amici.

Le prime parole ad uscirci sono qualcosa del genere: Oh cazzo. Oh minchia. Oh merda. Porca... Merda! Oh ma... Oh cazzo.

Le seconde, dalla bocca del Wallas, durano cinque minuti netti di orologio, in ripetizione come un cucù: Non ci credo, non ci voglio credere. Non ci credo.

Era già di pessimo umore per non aver fumato; notavo una piccola crisi di astinenza nel suo corpo: era nevrotico e affranto fin troppo per la mancanza di una semplice canna.

Non era normale stare in quelle condizioni solo per non aver fumato una sera. Non era normale avere delle crisi per una cannetta in meno. Wallas, non era normale. Qualcosa non andava.

La visione di Ginevra poi, fu la scintilla dell'ira funesta del nostro Achille. E infatti... aggiunse poco dopo:

' Ned, muovi il culo, andiamo anche noi all'Old Fashion. Pago io per farti entrare, fotte un cazzo. Ma ti giuro che se quella bacia quel coso io la ammazzo '

E qui, qui purtroppo ammetto un mio grande difetto che peserà molto nel corso della nostra storia.

Adoro vedere il disagio.

Sono come un piccolo diavoletto contento nel vedere le persone farsi del male.

Mi piace il Kaos, sono attratto dalla violenza, adoro vedere le persone scannarsi come sciacalli e amo l'idea di essere sempre lì ad osservare, gustando con del buon vino quello che succede. Non che ci sia sempre del vino, ma è come se io fossi seduto ad un tavolo di un ristorante di gran classe e osservassi davanti a me due ragazzi farsi a fette sotto i miei piedi. Come porci che si rotolano nel fango. Mi eccita in qualche perverso modo.

Però, ho anche una coscienza e di fatti, la coscienza mi chiamò a sè.

' Non mi sembra una grande idea Ale. Dovremmo farci gli affari nostri '

Lo scontro Coscienza e Diavoletto al mio interno, fu una battaglia di proporzioni epiche e alla fine non ci misi il giusto impeto per convincere il Wallas a non seguire le tracce di Ginevra. 

Fu tutto vano, non riuscivo a farlo desistere.

Iniziammo ad incamminarci.

Una volta arrivati ed entrati con successo nel locale, sapevo già, che avrei dovuto lottare meglio con me stesso: Dovevo portarlo via di forza, non potevo assecondarlo. 

Le sue mani tremavano.

Neanche questo è un buon segno in una persona.

Una volta entrati, non ci volle molto per vedere ' la nuova coppietta ' e a dirla tutta, ci volle ancora di meno per vedere scomparire tra la gente il mio caro amico.

Era sparito, lanciato come un Titano, spingendo via chiunque, pronto ad azzannare il collo di Ginevra e quel tizio.

Il tizio tra l'altro, era parecchio bello. Un bell'uomo, sicuramente più di me e di lui e in fondo, ci rosicavo anche io.

Mentre ero combattuto dall'idea di menare le mani contro quel bellimbusto, per un'insana gelosia, e il frenare il Wallas dal fare una cazzata colossale, Ginevra, si parò di fronte al pugno di quest'ultimo.

Wallas prese Ginevra con un destro a giro.

Iniziarono a menarsi.

Lei, a colpi di borsetta, lui con sputi e schiaffi.

Ginevra colpì duro lanciandogli un calice di vetro addosso, Ale reagì tirandole una scarpa.

Non si fecero davvero tanto male, anche perchè tutti intervennero subito. In discoteca nessuna rissa dura a lungo, da quando ci sono i buttafuori.

Il disagio vero, quello preoccupante, non era tuttavia ancora iniziato.

Sbattuti fuori tutti dalla discoteca, il Wallas iniziò a correre contro la macchina dei genitori di Ginevra che, ancora non ne so il motivo, erano stranamente presenti. Forse era una festa? Bel modo per festeggiare, pensavo.

Ginevra, abbassava il finestrino e gli tirava dei cazzotti degni di un uomo, il padre ad un tratto decise di frenare ed investì il mio povero compagno di disavventure.

Wallas però, reagì di cattiveria saltando sulla macchina e spaccando con un ginocchio uno specchietto.

Il padre quindi scese.

E il Wallas.... tirò fuori il coltello.

E io? Io ero lì a guardare e ad urlarle di smetterla, ma sapevo che era davvero inutile. Mi stavo giusto avvicinando per portarlo via, ma quando la lama sbucò dal suo taschino, ebbi paura.

Paura per me? Paura per Ginevra? Paura per il Padre?

Non so voi, ma quando vedi una persona puntare un coltello contro qualcun altro, la paura diventa collettiva.

Credo si chiami empatia. Strana cosa l'empatia.

Non ci furono coltellate, per fortuna divina, il Wallas, resosi conto dell'estremo atto di follia, corse a gambe levate.

Lo ritrovai poco dopo nascosto in un parco. Era agitato, sudato e si sentiva come un ladro che scappa dopo essere stato ripreso dalle telecamere.

Mi arrabbiai con lui tanto da fargli capire l'idiozia che aveva combinato, ma non troppo per evitargli scatti sclerotici. In quelle condizioni era pericoloso, bisognava saperlo trattare.

Suonò il suo cellulare ripetutamente, risposi io.

' Oh Bella Ale, sono Nico, senti sono in zona all'arco, tu volevi da fumare? Non so cos'ho, però ho altra roba... se vuoi... '

Riferii il messaggio.

Il mio quasi-amico-schizzato si girò e mi sorrise.

Wallas, sorrise. Sorrise per davvero, era un sorriso macabro ma genuino. Felicità?

' Oh ora sì che sono felice, buttiamoci sta serata alle spalle '

Fu inquietante. Fu un momento di silenzio tombale in cui neppure io seppi proferire parola. Non aveva senso. Come poteva reagire con così tanta tranquillità?

Fui così inebetito e contrariato, da prendere di forza e tornarmene a casa mandandolo a quel paese. Doveva essere completamente scemo, forse l'alcool gli aveva dato alla testa, io, comunque, non volevo avere a che fare con le sue bravate.

Mentre ripercorrevo la strada di casa, pensai. Pensai tanto.

Avevo capito che Wallas si annoiava spesso; e dopo quella serataccia avevo anche imparato che al Wallas, le droghe, piacevano.

Eccome se gli piacevano.

Forse... un po' troppo.

- Fine parte 6 - 

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La straordinaria storia di Sir.Artur.Wallas - Parte 5 -

Salutai Ginevra l'indomani.
I genitori, mi pagarono un taxxi per il ritorno e si scusarono di avermi trattenuto così a lungo. Io, ringraziai.
Il motivo per cui non me ne tornavo al villaggio depresso o insoddisfatto, era il numero che avevo lasciato sul cellulare di Ginevra ed una promessa, o meglio, un appuntamento: il giorno prima del mio compleanno, il 18 di quel torrido Agosto, ci saremmo rivisti e avremmo festeggiato insieme. In un certo senso, mi ero dichiarato, ma non mi ero esposto così tanto. Voglio dire, passare la notte del proprio compleanno, con una ragazza, da soli sulla spiaggia. sarebbe stato un evidente flirt nei suoi confronti e dato che nutrivo più di qualche dubbio sul fatto di piacerle o meno, la buttai lì: inventandomi che i miei amici del villaggio andavano in una discoteca in cui mi avevano cacciato fuori e dove non volevo e non potevo tornarci.
A ripensarci, era una strana scusa, ma non importa se reggesse o meno, fatto sta che lei accettò con un sorriso. E quel sorriso, me lo portai dietro per i giorni seguenti.
Ignorai completamente tutte le ragazze in costume, in topless, disinibite ad abbronzarsi davanti ai miei occhi, avevo in mente solo il suo di corpo e più lo pensavo, più trattenevo le erezioni dure e grosse che premevano nei miei pantaloni.
Non mi masturbavo perchè ho una strana scaramanzia. In sostanza se mi masturbo pensando ad una ragazza, quella ragazza immaginata, non riesco poi a portarmela a letto. Vi dirò addirittura, che spesso, la frattura nelle mie poche relazioni serie avute, è coincisa col masturbarsi pensando alla mia fidanzata. Come se, masturbarsi pensando a quella persona, decretasse il non poter avere più il suo corpo in carne ed ossa.
E' una stronzata, ma anche la scaramanzia è una stronzata, eppure, un po' ci credo...
Mi trattenni quindi all'inverosimile e poi, arrivata la sera del 18, dopo una lunga preparazione in cui avrò sistemato e ricambiato l'ordine dei miei capelli almeno dieci volte, mi avviai alla spiaggia promessa.
Finalmente, era giunto il giorno. Il Viaggio per arrivarci però, fu tutto in bicicletta e considerata l'alta temperatura, arrivai abbastanza sudato. Mi annusai ripetutamente sperando che si sentisse ancora il buon profumo addosso. Fortuna che c'era il mare, quindi potevo spogliarmi e farmi un tuffo e nessuno avrebbe notato che avevo sudato all'inverosimile, solo che, quando arrivai in spiaggia, lei, era già lì.
Tra l'altro, il primo commento che fece, fu proprio il seguente: Sei un po' sudato Ned?
Ma, subito dopo, continuò: ' Andiamo a farci un bagno dai. '
Fu così rapido, che l'imbarazzo cedette il posto alla rassicurazione.
La spiaggia era deserta, c'era il tramonto ma senza i soliti colori rossi, si sentivano i rumori della pineta alle nostre spalle e l'acqua aveva quella temperatura gradevole che assume verso sera, dopo una calda giornata.
Il momento in cui si alzò dal telo da bagno e si tolse maglietta e i pantaloncini, mi sembrò durare una piacevole eternità. La sua schiena nuda che si scopriva, il suo sedere piccolo e sodo come granito... Ogni centimetro di tessuto che si sfilava, era un centimetro in più della sua pelle nuda e a me sembrava di vederla scoperta a rallentatore. Era fantastico.
Quando andammo in acqua poi, i suoi capezzoli divennero duri e rigidi e nonostante fingessi di non farci caso, li osservavo con la voglia di addentarli e mordicchiarli un po'… Mi puntavano, sporgevano fuori come vogliosi di uscire da quel pezzo di stoffa.
Arrivò il momento.
Un'onda la spinse all'indietro verso il mio corpo... le sue cosce si accostarono al mio membro e sentii strusciarmi addosso il suo sedere trascinato dall'acqua... Eravamo finiti attaccati ed io, per istinto, le baciai le morbide spalle.
Mentre le mie labbra si avvicinavano, nella mia testa, una strana voce mi gridò: Se lo fai, sei fottuto. Lui, lo verrà a sapere. Lo sai, lo sai, la verità viene SEMPRE a galla.
Ma si sa, io e la mia coscienza, siamo due estranei che si ascoltano poco l'un l'altro.
Poi, poi dovreste levarmi la penna tra le mani, perchè riempirei fogli e fogli su quello che fu per me il fare l'amore con Ginevra. L'acqua fu l'inizio di ogni luogo, ogni sterpaglia, ogni posto, in cui nei giorni seguenti, io e lei ci scopammo fino al farmi sentire dentro le sue ossa, il suo stomaco, come animali che si cacciano selvaggi in una foresta sperduta. Ancora e ancora.
Harder and harder, deeper and deeper, cantavano i Bullet.
L'ultimo giorno della mia vacanza, ci salutammo come due persone consapevoli che hanno fatto lo sbaglio peggiore della loro intera vita. Due condannati a morte, due idioti, due ragazzini irresponsabili.
Mentre salivo in macchina, lei preoccupata e stretta tra le sue braccia mi strillò con impeto : Non dirlo ad Ale, ti prego Ned, fallo per te stesso!
Quello, fu anche il primo giorno in cui coniai questa frase, come una lapide sulla mia testa che non mi abbandonò più : I'm a deadman walking. I deadman walking sono i condannati a morte, ma la traduzione è ciò che fa rabbrividire: uomini morti che camminano.
Io stavo camminando verso Milano, su un treno regionale sporco e puzzolente e ogni minuto più vicino alla mia città, era eterno e spaventoso. Avrei voluto non finisse mai quel viaggio, perchè sapevo che dovevo scendere prima o poi.
Tutti dobbiamo scendere dai nostri treni prima o poi.
Vedete ci sono uomini che non possono uccidere e uomini che possono uccidere. Wallas poteva uccidere, per Ginevra, poteva. Tutto quel sangue caldo che gli ribolliva, poteva esplodere in un atto di estrema violenza, nel suo caso in un paio di coltellate - salvo poi pentirsene per il resto dei suoi giorni, perchè non l'avrebbe mai fatto a mente lucida, ma l'avrebbe fatto in quelle condizioni, un istinto che ben comprendevo, dato che anche io sono fatto così -
Escogitai un piano. Tanto in fondo, sapevo che lui sapeva. Qualcuno avrebbe parlato, presto o tardi, lui sospettava da tempo di me e Ginevra e quindi, dovevo prevenire il disastro, dandogli il tempo per calmarsi o almeno facendo in modo che non ci rimettessi le penne… Ma come?
Prima di partire per la Toscana, mi frequentavo con una certa Giulia che, caso vuole, abitasse a pochi metri dalla casa del Wallas. Sempre per caso fortuito, il Wallas ci aveva visti assieme, si era seduto con noi al tavolo di un pub e si era preso una cotta per la mia Giulia o almeno, la trovava così attraente da farci più di qualche pensierino - anche se non l'aveva certo ammesso, lo si intuiva dai suoi sguardi e i suoi modi costruiti di parlare per darsi un'aria -Raccontai tutto a Giulia nella speranza che la mia vita a rischio fosse più importante del semplice ' Mi hai tradito bastardo ! '
Ad aggravare la mia posizione però, c'era la mia richiesta: Provaci con lui, se ti bacia, siamo pari. E consapevole di questa parità, si sentirebbe anche lui in colpa. Quindi, non mi ucciderebbe.
Furono ore intense quelle in cui Giulia mi staccò il telefono in faccia...
Iniziavo ad immaginare la mia ultima cena, il mio testamento, la mia ultima sega... bè la mia ultima scopata era stata grandiosa, quindi, poteva andarmi peggio. La situazione era così drammatica da farmi divertire a crepa pelle, sceso alla stazione centrale, controllato che il Wallas non mi aspettasse ai binari, iniziai a riprodurre nel mio ipod le canzoni da marcia funebre. E ammetto, la cosa mi divertiva. Era grottesco. In aggiunta, mia madre era in vacanza ancora per due lunghe settimane ed io, ero a casa da solo con i miei cereali e le mie pantofole.
Giunto a casa, mi barricai con tanto di tavolo messo a mo di barriera sulla porta e coltello pronto all'uso, sotto il cuscino da letto.
Poi, durante la mia prima notte da militare in trincea, Giulia mi chiamò.
' Lo faccio solo perchè so che non meriti una brutta fine. Ma con te, ho chiuso. Ciao. '
Ringraziai ogni stella possibile ed immaginabile, ma il problema ora, era soltanto uno: quei due dovevano baciarsi e io, dovevo avere qualcuno che testimoniasse l'accaduto. Come potevo fare? Organizzai anche questo grazie alla gentile disponibilità di Giulia e di una sua amica e tutto filò per il verso giusto, il piano funzionò, i due si incontrarono in un parco, lei fece la gallina, lui ci provò.. il Wallas baciò Giulia.
Ora, dovevo solo farmi avanti.
Mentre pensavo a come agire, a cosa scrivergli, in che modo potessi sia rivelargli di Ginevra, che di quello che aveva fatto con Giulia, mentre pianificavo vie di fuga, opzioni secondarie ed altro, il citofono di casa mia, suonò in una piovosa sera di fine Agosto.
' Scendi. '
Il fatto che mi disse di scendere, fu rincuorante, perchè almeno, aveva abbastanza sale in zucca da non salire e sfondarmi la porta malamente.
Però, non mi fidavo lo stesso. In più, la sorpresa, così, tutta d'un tratto, mi faceva palpitare il cuore come l'acqua che ribolliva sulla pentola della pasta. Ero preso alla sprovvista, avevo calcolato bene i piani, ma non le tempistiche. Aggiunse, nel mio totale silenzio : ' Tu non amavi Giulia, mentre Ginevra era la donna della mia vita, sei un lurido bastardo! Scendi, se hai le palle, almeno mettici la faccia. SCENDI ORA ! '
Sapete perchè scesi ? Scesi perchè quello, era il mio migliore amico. Scesi perchè gli volevo così bene, da sapere quanto gli avesse fatto male il mio gesto. Ed in qualche modo dovevo pagare, perchè avevo ferito un ragazzo che per me, contava davvero tanto. Era forse l'amico più vero e speciale che avessi mai avuto. Un coglione cronico, esattamente come il sottoscritto. Una persona che però, esattamente come il sottoscritto, era una persona vera. 
Poco prima che l'ascensore si spalancò, pensai: Non è così che finirà la grande vita che Dio mi ha assegnato.
Sorprendentemente, chiarimmo.
Non so come, ma chiarimmo senza spargimenti di sangue. La discussione durò tutta la notte perchè in quella discussione non c'era solo la mia colpa, ma c'era la colpa di Ginevra, la colpa di Ale, la colpa dell'essere un cattivo fidanzato, la mia colpa dell'essere un pessimo amico, l'amicizia con Edoardo, i tradimenti di tutti noi, i nostri vecchi amici... la nostra infanzia. Nessuno picchiò nessuno e a parte qualche strillo e spintone, fummo tutti sani e salvi. Solo che, ancora non potevo saperlo ai tempi, che qualcosa quella notte, si ruppe davvero dentro il mio amico.
Perse la fiducia nel trovare o provare a vedere del ' bello ' nel mondo che lo circondava. Si era rassegnato… ed aveva solo 18 anni. Non sarebbe più tornato lo stesso. Quando lo vidi andarsene a casa e girarsi di spalle, per quanto assurdo vi possa sembrare, io percepii qualcosa di brutto e spiacevole. Come un'ombra destinata ad allargarsi nel corso degli anni a venire. Però, non ci diedi peso. Pensavo fosse suggestione. Avevo chiarito con lui e in qualche modo, avrei ricostruito i rapporti andati ormai rotti. Ero davvero uno stupido.
Se solo avessi capito prima…
Non ci parlammo per un mese, fino al giorno in cui mi chiamò per chiedermi se mi andava di fumarmi una canna con lui, dato che era nella mia zona e si stava annoiando.
Lui non fumava le canne, ma anche stavolta, non ci feci caso.
Ero proprio uno stupido.
Se gli uomini potessero vedere il proprio futuro, non piangerebbero mai. Nè per rimpianti, nè per rimorsi.

- Fine parte 5 -

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