Trouble on my mind.

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UNA LUCERTOLA CON PELLE DI DONNA

Mi sveglio la notte in preda al panico, sempre, se non sempre molto spesso .

Non è possibile.

L oscurità che per cosi tanto ho venerato e rispettato, la stessa ombra che mi ha cullato per tutto questo tempo mi è ora nemica. Mi si rivolta contro.


Mi sveglio nel cuore della notte senza concezione di spazio e tempo e sto male, mi sento oppresso, stritolato dalla morsa di qualcosa che mi attanaglia come una vorace anaconda che vuole uccidermi lentamente.


Il mio habitat che dopo cosi tanto tempo mi diventa ostico ed invivibile. Eppure non capisco come sia possibile, nonostante tutto io ti ho amata piu di ogni altra cosa, ti ho amata ardentemente come una splendida donna. Una donna che ora non mi vuole piu ma che mi allontana. Fa di tutto per farmi stare lontano da lei.


Sento di vivere anzi che in una meravigliosa culla morbida e dolcemente buia in un buco umido senza uscite, senza ossigeno e senza una via di fuga.


Ora che sto riformando la mia vita staccandomi da tutte le certezze che avevo, l unica che volevo a mio fianco mi sta abbandonando senza un apparente motivo.
Sto lentamente eliminando tutte le certezze che avevo, mi sto staccando dal passato per crearmi una nuova vita e concezione del mondo ma non posso farlo senza di te, senza le ore trascorse insieme, sei stata sempre la a consigliarmi come un umile e silenziosa guida.

Hai portato con te riposo e saggezza, conoscenza ed emozioni. Mi hai reso partecipe di tutto quello che mi hai donato ed ora me lo strappi dalle mani. Mi porti via l ultima scheggia di umanita che avevo rimasta infilzata nel cuore. Con lentezza e tatto mi fai soffrire privandomi di cio che mi hai prima donato, lentamente mi strappi da dentro quest ultimo frammento, lentezza necessaria a farmi soffrire in eterno.

Ti osservo piangendo mentre mi accompagni sull orlo di un baratro dal quale so mi farai cadere. So che sarai te a spingermi dandomi l ultimo bacio.
So tutto questo ma continuo a sperare nel contrario. Voglio resistere e tornare a vivere in serenita quei momenti e non fra le urla ed il terrore. Non voglio piu svegliarmi con respiro affannoso in preda al panico. Non sopporto piu la sensazione di non consapevolezza che ho in quegli istanti, la sensazione di quel freddo sudore che avvolge e trafigge la mia pelle.

Non credo di avere ancora la forza per resistere a questa sofferenza.


Ti ho dato tutto, ho dedicato la mia vita a te e ci siamo conosciuti meglio di chiunque altro. Ci conoscevamo a tal punto da diventare una cosa sola, una simbiosi. Ti ho mostrato ogni aspetto della mia persona. Sai chi sono, sai come sono e perche. Conosci il mio cammino; sei sempre stata la, passo dopo passo. Mi hai accompagnato con una mano appoggiata dolcemente sulla spalla sussurrandomi, consigliandomi, consolandomi. Una mano che poi si è rivelata avvelenata.

Nel bel mezzo dell amplesso capisco cosa mi sta succedendo. Sto scivolando fra le braccia di una lucertola con pelle di donna che vuole regalarmi l ultimo fatale bacio al veleno.
Lo ho capito, son consapevole di tutto questo, decisamente. La cosa che mi spaventa piu di tutte è che non credo di aver intenzione di tirarmi indietro, non posso, non a questo punto. La cosa spaventosa sta nel fatto che voglio quel bacio, voglio ancora assaporare le tue labbra e la tua lingua sibilante un ultima volta prima di poter cadere.
Mia amata oscurità, è incredibile quanto tu sia il mio amore piu grande e la mia spada di Damocle.


Ti guardo un ultima volta in quei profondi occhi grigi mentre mi tieni sospeso in aria per mano. Il respiro prima del balzo che pesa come un macigno sul petto. La presa pian piano si fa meno salda, scivolano via le mie dita sulle tue accarezzandole in un ultimo gesto d amore prima di venir distrutto nel fuoco come L' Unico.


Finalmente mi lascio cadere sussurrando ad occhi chiusi mentre son sospeso in aria :


"Ti odio, ti amo, ti odio, t'amavo e ci morivo io Guardarti dentro ed abbracciare il vuoto, di nuovo Tu mi hai tradita ed io ti uccido finché muoio anch'io."




Addio.

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IL ROSSO DELLE CARSON

Sono stato al cimitero ogni tanto. Non per trovare i miei parenti, non mi è mai neanche passato per la testa, dato che neppure noterebbero la mia presenza.

Ci sono andato per altri motivi che non ha senso elencare.

Riflettendo; quanti vanno al cimitero per trovare i propri parenti?

La risposta è: pochi, e dipende dal periodo. Durante l'anno nessuno si reca dinanzi alla lapide del proprio caro perchè a nessuno affiora neppure il ricordo del parente morto. Esiste però un periodo nel quale i cimiteri sono cosi affollati da fare invidia ad un locale a luci rosse che regala a tutti i clienti un'ora di ''massaggio romantico'' . Questo, è il giorno dei morti. Una festività alla quale, per quanto mi ci sia sforzato, non son riuscito ad attribuire un significato. Tutti i gatti randagi amano quei due giorni perchè ci sono una moltitudine di vecchie sconsolate che convergono in massa verso l'entrata di quel cancello, il che può significare solo una cosa: cibo e carezze. Un lusso che dura poco però. Io mi diverto quasi come quei gatti in quel periodo. Vedo queste persone che fanno arricchire i fiorai che lavorano soltanto in quei due giorni dell'anno. Vedo anziani e cristiani perbenisti che corrono nelle case dei morti con il loro mazzo di Scarlett Carson da 50 euro per mostrare agli altri colleghi visitatori del parco l'affetto provato nei confronti dei parenti addormentati, affetto proporzionale alla grandezza del mazzo di fiori.

(Perchè mi immagino le Scarlett Carson? Non lo so, le rose non sono fiori da cimitero penserete, eppure sono i fiori che mi viene spontaneo immaginare.)

E' divertente anche ascoltare i loro discorsi. Non si domandano di chi sia il nome inciso sulla lapide posta difronte alle loro lucide scarpe nere, pulite appositamente per risplendere e riflettere la rossa luce dei cerini. Si chiedono che fiori portano in braccio e quanto abbiano speso, sperando che dalle labbra di chi risponde fuoriesca una cifra inferiore a quella spesa da loro stessi, in modo da poter ribattere riferendo prontamente e con tono soddisfatto il prezzo allucinante che il fioraio di turno ha inserito a penna sul cartellino, prendendosi gioco dell'ingenuità dell'acquirente. Oltre ai partecipanti alla gara del prezzo maggiore, esiste un'altra categoria di persone: coloro che credono veramente nella vita oltre la morte e sperano di poter comunicare con la persona che giace sotto la terra che sporca le loro ginocchia.

Teoricamente meno esilaranti dei primi; io li adoro. Vedere gente che si reca in un cimitero a parlare con un pezzo di marmo con una foto attaccata davanti. Vederli mentre imbrattano di saliva il volto ritratto nella foto con i loro baci pieni di tristezza, desolazione e rimorso.

Emanano un senso di disperazione così forte che quasi è in grado di prendere forma materiale. Attorno a loro aleggia una nube di dolore affievolita dalla credenza che i loro amichetti dormienti li stiano ascoltando seduti su una nuvoletta vicino ad un vecchio signore con barba lunga e capelli bianchi. (Ovviamente tutti loro son convinti dell'esistenza del paradiso e dell'inferno ma nessuno osa immaginare che un loro parente possa patire fra le fiamme dell'inferno. Tutti immaginano i propri defunti varcare il dorato cancello del paradiso). Ipocriti. Spero soltanto che quando morirò e sarò sepolto potrò essere attraversato da un soffio vitale nel momento in cui uno dei miei amici o parenti perbenisti venga a parlarmi e a sporcare la mia terra di lacrime. Vorrei che il mio cuore pompasse sangue coagulato con minima percentuale di ossigeno, quel tanto che basta per farmi sfondare la bara, e fuoriuscire da sotto terra per strappare gli occhi dalle orbite di quei lamentosi ed indottrinati personaggi, vedere il sangue che fuoriesce dai bulbi vuoti come la loro mente, mescolarsi al caldo rosso delle Carson appoggiate in terra.

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LA TUA INUTILE VITA

Medi del cazzo... Vivono rinchiusi nella loro miserabile scatola senza neanche un buco per l ossigeno. Una vita basata sul nulla. Giornate vuote trascorse a fissare i 15 spot pubblicitari che il loro banale programma preferito trasmette in prima serata tutti i martedì sera, con le sue 4 pubblicità da 10 minuti l'una nonostante il programma ne duri solamente 30. Una testa imbottita di puttanate sfornate da riviste di basso livello. Una testa stracolma di tutto ciò che il sistema desidera spammare in giro tramite mass-media e cartelloni pubblicitari sparsi per citta, cartelloni di 20m con donne seminude in atteggiamenti non consoni ad un ambiente pubblico, cartelloni posti difronte a scuole materne, cartelloni che iniziano a forgiare il loro prezioso cittadino medio sin dalla tenera età. Ma il medio del cazzo non nota tutto ciò, anzi, ne è felice. Alla vista di una ragazza in intimo tutto passa in secondo piano, tutto scende di importanza. Non importa, ad esempio, con quanto impegno e dedizione un regista faccia uscire il proprio film, non importa quale sia il messaggio o quanto sia culturalmente utile la vista di quel capolavoro; tutto quel lavoro verrà devastato dalla forza della banalità con l'uscita dell'ennesimo film natalizio italiano: parolacce, dialetto, tette; uguale, record di incassi. E riguardo a voi, poveri diavoli; voi che andate a guardare il vero film? Siete solo degli sprovveduti. Perdere tempo a guardare un film di 3 ore, e magari devi anche stare attento alla trama dato che devi scervellarti per capirlo. Che imbecilli. Ti guardi un film simile e non c'è neppure una donna nuda o una scena di sesso! Ma fatemi il cazzo di piacere!

Quanto sarebbe piacevole e soddisfacente essere un medio. Una vita piatta, sempre uguale; una routine giornaliera che dà sicurezza, che ti culla, senza la quale saresti perso. Una routine che però non hai ideato te ma ti è stata imposta da qualcun'altro. La mattina ti svegli, ti lavi i denti con il nuovo spazzolino da 9 euro visto in televisione; ti vesti con la solita camicia stirata male, camicia che un intenditore noterebbe subito esser una scarsa imitazione di un marchio famoso, difetto che il tuo povero occhio offuscato non percepisce. Aggiustato il nodo alla cravatta e messo il tuo Rolex che sei così orgoglioso di ostentare in giro, ma che hai comprato dopo anni di risparmi e pane ed acqua, sei pronto; saluti tua moglie disoccupata che accompagna i tuoi due figli a scuola; figli con appioppati nomi banali trascinati dietro da generazioni dato che tutta la tua famiglia assegna ai figli i nomi dei propri nonni. Prima di recarti al lavoro passi al solito bar vicino casa, prendi il tuo cappuccino che credi esser il migliore della città; in verità lo dici soltanto perché non conosci nessun altro posto (credo che anche se ne conoscessi un altro non sapresti riconoscere la differenza di qualità. Le tue papille gustative, del resto, sono state pian piano disintegrate a furia di venire a contatto con quelle cotolette surgelate e preconfezionate, preparate con carni scadute frullate e rielaborate con l ausilio di ammoniaca e robaccia simile). Terminato il fantomatico cappuccino saluti i tre vecchi che passano il loro scarso tempo rimasto in quella topaia, lasci una mancia alla giovane barista straniera, regina dei tuoi terribili sogni piu reconditi, e te ne vai facendole l occhiolino sperando che lei ricambi. Arrivi in ufficio e svolgi i tuoi compiti da bravo schiavett...emm, lavoratore. Stacchi alle 7 di sera, stai morendo di fame dato che la tua amata cotoletta surgelata riscaldata al microonde non ti sazia mai, continui però a comprarla perché fa parte della tua monotonia, fa ormai parte di te. Arrivi a casa, giusto in tempo per il tuo programma preferito. Saluti tua moglie con un grido, senza nemmeno sfiorarla e ti catapulti sul divano togliendoti la cravatta e sbottonandoti la camicia marchiata dalle gore di sudore, mostrando la tua poco sensuale canottiera che tua madre da piccolo ti ha insegnato ad indossare, senza la quale ti senti: incustodito; come se il calore dell'indumento fosse lo stesso di quello emanato dall'affettuoso abbraccio della cara mammina che ti ha allattato fino all'età 3 anni creando nel tuo subconscio complessi di inferiorità ed infantilismo.

Ti godi il programma, incitando tua moglie a portarti velocemente la cena, ricordandole di quanto tu sia stanco ed affaticato, facendola sentire in colpa per non avere un lavoro e per non aver cucinato prima del tuo arrivo, facendola sentire una cattiva moglie inferiore al marito. Lei mette a letto i due bambini, dei quali ti sei dimenticato per i 30 minuti di durata del programma, e poi si reca nella vostra camera; la sta aspettando il mediocre romanzo d'amore che tutte le sue amichette del club delle casalinghe annoiate hanno letto rimanendone sbalordite (in realtà non è altro che il solito copiaticcio del quale non se ne può più. Un libro il cui unico scopo può esser quello di alimentare un fuoco di gennaio). Termina il programma e contemporaneamente termini la tua cena a base di fettine di capocollo alla griglia, una mela ed un bicchiere del vino meno costoso comperato nel supermercato di turno. Anche se fosse stato uno Château Margaux del 2009 dubito avresti notato la differenza,

Ora sei pronto per andare in camera, metti il pigiama, riponi i vestiti sulla sedia difronte alla scrivania perché sei troppo pigro per piegarli, guardi un istante tua moglie cercando di invogliarla con uno sguardo a tenerti compagnia. Però, non ottieni nulla, come tutte le sere; questa sera lei sta male, la sera prima era stanca, quella prima ancora aveva le sue cose…La verità è che sei noioso nella vita quotidiana come lo sei a letto e quindi lei preferisce dormire piuttosto che impegnarsi a fingere. Così ti sistemi il cuscino e ti sdrai appoggiato sul fianco sinistro fissando il comodino fino a quando l amata mogliettina non termina la lettura del suo fantastico romanzo e spenge la luce. A quel punto pian piano ti addormenti. La mattina seguente la sveglia suona alle 7:15, ricomincia il circolo vizioso della banalità.

Infondo ti invidio. Si, esatto, ti invidio. Invidio il fatto che non ti interesserai mai di politica risparmiandoti ansia ed emicrania, invidio il fatto che non passerai mai tempo a leggere un libro complesso o a guardare un film colmo di citazioni ed intrecci; invidio persino il fatto che non ti renderai mai conto di ciò che ti circonda e di ciò che accade di atroce nel mondo. Invidio la tua mentalità, così ristretta che non sentirai mai il bisogno di nulla che non sia al di fuori della tua portata. Invidio te e la tua ridicola felicità, fondata sul nulla. Invidio te e la tua inutile vita.i...

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IL TEMPO DELLA MASCHERA

Eccoci, è arrivato un altro Natale. Ci apprestiamo a preparare il solito pranzo natalizio dove tutti i parenti si incontrano allegramente e dove tutti sono felici ed altruisti. Ci si prepara prima dell'evento, si indossa la tipica maschera natalizia, si addobba l albero con il solito sorriso stampato in faccia, si comprano i regali per tutte le persone di cui ti sei dimenticato nel tempo trascorso dal natale passato, e sei pronto. Tavola apparecchiata, colori classici che richiamano la tipica e naturale felicità natalizia, rosso su oro. Entrano pian piano gli ospiti, tutti con la stessa maschera, tutti emanano lo stesso putrido odore natalizio, un odore disgustoso trascinato dietro per tutta la giornata a causa di quella maschera lurida chiusa in una scatola per 364 giorni, tirata fuori per l evento. Non ci si prende neanche la briga di pulirla, tanto entro le 24 ore andrà ancora a decomporsi dentro il dimenticatoio. Inizia il gradevole pranzo. Iniziano i discorsi. Mia madre che parla di quanto abbia cucinato i giorni precedenti in cerca di lusinghe e complimenti da parte degli ospiti che dovranno per forza apparire più sinceri possibile nell'elargire complimenti. I nonni che richiamano alla memoria gli stessi eventi richiamati il pranzo natalizio precedente e quello prima ancora; al termine di ogni storia tutti ridono, del resto la storia era simpatica la prima volta e così deve rimanere nel tempo; intatta, come l espressione incisa su quella dannata e subdola maschera. Si consuma il pasto, tutto procede come da copione, grasse risate, brindisi. In continuazione si sente dire ''Io sono sazio, ma…ma c'è ancora altro cibo? Ma quanto hai cucinato? ahahah'' e di nuovo si ricade sui complimenti. Al termine del noioso e monotono pranzo non può mancare il ringraziamento alla cuoca, via con ulteriori ed eccessivi complimenti. Il tutto si corona con lo scambio dei doni. Lo scambio avviene come da rituale, si parte sempre dal regalo più insulso per poi salire di importanza. Quindi si inizia con i nonni. Il pacco viene offerto dal classico bambino fiero dell'azione che sta compiendo, carico del suo sacro perbenismo inculcatogli precedentemente nella messa di natale, piena di anziane puttane in gara per aggiudicarsi il podio di ''Vecchiaccia più gentile dell'anno''; volano banconote da 10 euro nel cestino delle offerte e giri di sguardi intimidatori fra le panche della chiesa.

La nonna prende il regalo e lo scarta. Cerca di creare all'interno del proprio animo un sentimento che si avvicini allo stupore in modo da render più semplice la farsa messa in atto per illudere gli altri individui presenti in sala ed ingannarli, così da far sembrare che il regalo sia di proprio gradimento. Ma non lo è. E' solo il solito libro dell'autore preferito che mancava all'appello.

Ringraziamenti vari, giro di baci a tutti i presenti e via con il prossimo.

Ora tocca agli zii ed ai cugini. Per loro, medesimo trattamento preconfezionato: regalo fatto all'ultimo istante, classico libro: biografia di un individuo stimato. Ancora la maschera indossata si fa valere in quanto sembra realmente che l espressione scolpita nel volto degli zii e cugini sia effetto di una precedente sorpresa; in realtà è solo un inganno nei confronti dei sensi di chi osserva…

Ringraziamenti vari, giro di baci a tutti i presenti e via con il prossimo. 

Si passa ai genitori. Regalo più importante dei precedenti nella scala gerarchica. Ci si mette più per comprarlo perché deve piacere. Qualcosa di particolare che possa realmente stupire. Non accade sempre però, nei casi specifici in cui ciò non si verifica, il genitore è abile a far sembrare la maschera indossata realistica e non una paralisi periodica dei muscoli mimici del volto. Così, tutti cadono inconsapevolmente nel tranello. 

Ringraziamenti vari, giro di baci a tutti i presenti e via con il prossimo.

Ora tocca ai figli. Grandi doni per loro da parte di tutti. Si accende così la competizione. Gli adulti si sfidano a chi fa il regalo migliore, vince spesso l intraprendente di turno, cioè colui che non bada a spese (dalla competizione sono tagliati fuori i genitori i quali vincono in ogni caso). Gli zii i cugini e i nonni si danno battaglia. Tutto inizia dal gesto del 'porgere'. Chi porge in maniera più affettuosa il proprio dono già inizia la scalata verso l olimpo (di solito sono i nonni ad aggiudicarsi questo titolo, distribuendo paghette e bustarelle). Poi però gli zii e cugini recuperano data la loro età più vicina a quella dei figlioletti; sono semplicemente più moderni dei nonni e riescono, quindi, a ragionare quasi come un ragazzo, riuscendo a cogliere nel segno tramite regali tecnologici. Al termine di questo rituale tutti attendono il giudizio finale che termina per parcondicio con un pareggio generale e con un ''grazie mille'' da parte dei figli, messi a disagio durante tutta la gara per colpa dei troppi sguardi dedicatigli e per colpa di un oppressione generale. 

Ringraziamenti vari, giro di baci a tutti i presenti e via con il prossimo. 


La cerimonia termina. Tutti si apprestano a riprendere le proprie giacche. Un ultimo giro di saluti caratterizzato ancora dalla presenza di queste maschere che rendono i volti tutti identici, sorrisi vuoti che non trasmettono calore, soltanto gelo e pena. Completato il giro ognuno è libero di tornarsene a casa, aprire l armadio, riporre i vestiti da evento e togliersi finalmente quella scomoda maschera natalizia. Finalmente si ritorna all'amato egoismo. Liberi tutti da quell'odioso odore di bontà e gentilezza emanato da quella abominevole maschera. Così avanti per 364 giorni, fino al prossimo 25 Dicembre, il tempo della maschera.sto qui...

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