inpassione.it

"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."

La colpa di Ludovica.

​Paranoia. Ossessione. Odio verso sè stessi. Alienazione.
Guardo il mio volto allo specchio, prima di andare in onda. 1...2...3.. osservo ogni centimetro della mia pelle, ogni angolo, linea, in un'assenza di armonia che mi crea solo la nausea di ciò che ho bevuto la sera prima. Non è il non piacersi, è il farsi schifo. Mi sembro così imperfetto, così insoddisfacente, noto ogni difetto, ogni angolo delle labbra che non dovrebbe essere piegato così, ogni espressione, le faccio allo specchio come De Niro in Taxxi Driver, ma non mi convinco. Sono come un Attore che prova la messa in scena e riguardandosi stomacato, riprova la parte, ancora, infinite volte, tante che il tempo scorre e ho passato ore a guardarmi allo specchio e a toccarmi senza riconoscermi.
Il mio pubblico non deve vedermi così.
Il mio pubblico deve vedermi perfetto, come quella volta in cui tutti mi scrissero che ero bellissimo.
Eppure mi hanno visto... Almeno sei volte, dopo quel giorno. In due mesi, hanno visto il crollo scolpirsi sulla mia faccia e forse, sono pure arrivati a quel disgustoso senso di compassione nei miei confronti.
Anche ora mi dicono che sono bellissimo. Lo fanno perchè vogliono io ci creda davvero, non perchè lo credono loro. Lanciano la monetina nel mio bicchiere, costa poco, una frase, un pensiero. Ma io li noto, li conosco, osservo le loro facce pur lontane e capisco, riconosco, che io sono solo un mostro.
E allora riprendo in mano la mia camicia, la riabbottono, rimetto le mani nei capelli e compulsivamente li sistemo. Minuti che diventano ore. Occhi che diventano pesanti.
Ancora non mi piaccio, ancora non sono pronto per andare in scena. Sono ad ogni comparsa, un centimetro peggio di quella precedente. Cosa penserà di me, il mio pubblico? Si rassegnerà? Probabilmente si è già rassegnato. Non che a loro cambi molto, finchè la performance messa in scena è decente, ma a me sì. A me cambia. Cambia sapere che non ho eccitato i loro corpi, che non sono rimasto fisso nella loro testa alla fine dello spettacolo, che hanno parlato, si sono guardati e sono tornati a casa con le loro facce sul cuscino e le loro dita tra le mutande umide.
Senza desiderio, uccidi un Dio.
Non sono più in grado di attrarre, neanche se mi collego col cosmo e provo a stare e sostentare al suo bisogno. Voi, la chiamate moda , tendenza, stereotipo. E io, ho provato a seguirne qualcuno, a modificarmi e cambiarmi come un bruco che diventa farfalla inseguendo una trasformazione non mia.
Falena.
La gente odia le falene e a me stesso, fanno abbastanza schifo.
Un mostro geneticamente scorretto, un'aberrazione umana... E se pensate che questo, sia troppo per qualcuno che fa del male a sè stesso, dovreste vedere quando arrabbiato mi stringo con le unghie sulla carne, come per strapparla, dal mio viso, dal mio corpo, dai miei occhi. Vorrei solo tirarla via e rifarla come meglio credo.
Non ha funzionato niente, nessuna ricetta, rimedio, consiglio.
Sono morto ed è morto il Sesso che ispiravo, da quando lei, Ludovica, mi ha guardato per la prima volta coi suoi occhi profondi tanto da svuotarti di ciò che sei.
E' iniziato da lei. Da quando sapendo che lei mi guardava, seduta tra gli spettatori, io non ho fatto altro che pavoneggiarmi e giostrarmi provando a piacerle, un po' di più.
Non che chiedessi tanto, mi sarebbe bastato provocarle addosso l'esatta sensazione che lei faceva a me. Quale fosse, chiedete? Era quella cosa che ti capita quando incontri un uomo od una donna, talmente... stranamente... belli... da non riuscire a non guardarli, fissarli, indipendentemente dal quante persone stiano attorno, vi sfiorano o sbattono contro la vostra spalla di passaggio. Voi siete drogati, in un cerchio che si assottiglia... Posso eccitarmi anche solo guardandola bere un Drink e vedere il suo collo muoversi facendo scendere la bevanda fino allo stomaco. Io sono quel Drink, mi sento come se le stessi entrando dentro e spogliandola di ogni dettaglio. Riesco a vederla nuda, a sentire che caldo avrebbero i suoi seni stretti tra le mie mani... Eppure sono distante, non posso toccarla, ma i miei occhi, le stanno addosso e svestono la sua carne nuda.
Da quel giorno io non avevo un pubblico. Io avevo Ludovica. Le altre persone scomparivano, come inconsistenti statue di fumo e ad ogni mio spettacolo, riuscivo solo a concentrarmi su di lei e sulle reazioni del suo viso.
Ma non le piacevo, mai.
Anche quando sorrideva chinando il capo e arrossandosi le guance, teneva una distanza tale da farmi sentire piccolo ed inutile come una foglia mossa dal vento. Era gentile. Tanto da saper fingere quello che le chiedevo implicitamente. Ma io notavo la sua finzione, ogni bravo attore la nota e man mano che lei calzava e recitava il suo personaggio, io mi scordavo del mio, mi disfacevo come carta bruciata, davanti a tutti i miei spettatori.
Ero nudo anche con un maglione addosso.
E vedevano addosso l'odio che provavo per me stesso.
Il senso di impotenza mi corrose, si nutrì del bello che avevo creato e se lo portò via, buttandolo tra i piedi di Ludovica che distratta, lo calpestò ammazzandolo.
Venne ai miei ultimi spettacoli ma non si sedette più in prima fila. La vedevo sullo sfondo, vicino alla porta e anche se le luci erano abbaglianti e bruciavano le mie pupille, potevo vederla... ridere?
Rideva di me.
Fu allora che mi resi conto, che il pubblico in sala si era svuotato, le poche persone rimaste, perplesse guardavano imbarazzate la mia penosa messa in scena. Lei ci fu. Fino all'ultimo. Fino al mio ultimo solitario spettacolo.
Fui solo su un palco. Solo da sentire il freddo della sala gelarmi le ossa. Che spettacolo penoso.
Cieco e perso nella mia immagine di mostro riflessa in un vetro scheggiato, sentii i suoi tacchi risuonare sul pavimento e muoversi nella mia direzione.
Alzai lo sguardo, ma tutto ciò che vidi furono le luci accecanti ed un vestito nero con forme bellissime ed una mano con una sigaretta Clark imbevuta di rossetto.
' Ti amo. '
Fu l'unica frase che riuscii a sussurrare, poco prima di morire.
L'ultima cosa che vidi, fu il suo sorriso malizioso farsi soddisfatto. Da come arricciò le labbra, capii perfettamente cosa potesse pensare in quel momento:
' E' stato facile. '
Poi, svenni esanime a terra.
Come un usignolo che muore e ritorna Corvo, mi svegliai l'indomani attaccato a degli strani macchinari lampeggianti, bip assordanti risuonavano nelle mie orecchie e camici bianchi si spostavano come fantasmi....
Un giorno un mio amico mi disse: ' Ricordati che nonostante tutto, sei ancora vivo. Che domani ti sveglierai e sarai ancora vivo. Che anche se la notte sarà buia, sarai vivo. Finchè sei vivo, non hai motivo per stare male. '
Ero ancora vivo. Come tutte le altre volte. Ero lì e la mia testa funzionava, potevo sentirne le immagini a cui avrei dato vita ed i capolavori che ancora dovevano essere scritti. C'era malessere, ma scavandoci sotto, potevo vedere che non era morta la mia creatività. Così come la mia bellezza, che sembrava piangere come un'ombra tagliata via in un angolo, ed era arrabbiata con me e mi strillava ' Come hai potuto dimenticarti di me, per lei?! '
Allora le risposi: ' Vedi piccola ombra, il problema di noi esseri umani... è che non bastiamo mai a noi stessi. ' 

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My demons still haunt me

​Sento il bisogno di comunicare ciò che non voglio sentire. Sento il bisogno di parlare di ciò che provo con qualcuno, non per forza con una persona, mi basta anche questo "foglio" bianco, voglio, per questa soffocante notte di fine maggio, fondere il mio animo con l'inchiostro cenerino, anche se è solo un misero codice e dell'inchiostro non ha neanche l'odore.

Non ora.

Non qui.

Au revoir.

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Giornata di sole

In classe oggi c'è un'aria leggera, avete presente? Ci sono quei giorni in cui la classe è una pezza che pressi da dove esce costantemente ansia, no oggi la classe sembra più luminosa, pulita, si stava davvero bene, il caldo di maggio viene compensato dal vento fresco che entra dalla finestra.

Suona la campanella, il prof. Scarlata manca da circa un mese, innanzitutto dovete sapere che questo docente è il classico che non fa studiare nulla tutto l'anno, sgrammaticato e gli ultimi giorni di scuola ti fa studiare quelle due-tre paginette per fare gli ultimi scrutini e non ha mai dato un debito in vita sua.

In ogni caso, stiamo tutti qui, ad aspettare tranquilli tranquilli, quasi a braccia conserte, è strano perché di solito al cambio dell'ora siamo un ciclone... io quasi impietrito comincio a fare pensieri su come sarà il nuovo professore, esatto già me lo immaginavo maschio, vecchiotto, col pancione e stempiato. Ad un certo punto dalla porta della mia classe entra questa, beh non so se chiamarla signora o ragazza, la sua immagine contrasta di certo la mia immagine del nuovo prof. quasi come uno shock. Comunque camminando in modo sciatto perché evidentemente non sapeva portare i tacchi, ondeggiando come un grattacielo Giapponese riesce ad arrivare fino alla cattedra.

Già avevo capito che non era come il prof. Scarlata, sembrava una che si interessava, ed anche molto.

Infatti, che vi avevo detto? Ancora prima di presentarsi comincia a dire -Ragazzi con me bisogna studiare bla bla bla... è addirittura arrivata a parlare di debiti, certo, non mi beccherei mica un debito di Scarlata per questa, pff sarebbe ridicolo. Non mi prendo nemmeno la cortezza di ascoltarla, scrivo,scrivo con la mano quasi arrossata per quanto lo faccio veloce ed ogni arco di tempo la guardo facendo finta di stare attento e toccandomi il sopracciglio ripetutamente, è il mio nuovo tic, la guardavo principalmente per paura di essere scoperto a scrivere perché sicuramente mi avrebbe chiesto stavo scrivendo ed avrei dovuto aprire un discorso troppo grande e poi non mi va che una persona debba farsi i fatti miei, lo odio.

Comincio a pensare quanto non mi piace quando una persona vuole o cerca perlomeno di conoscere l'altro in maniaera così superficiale quando la prof. dice -Facciamo un pò di conoscenza, dite come vi chiamate e quali sono i vostri hobby-.

Ad ogni modo suona la campana, esco da scuola e mi accorgo che l'estate è praticamente alle porte, con il mio raffreddore che mi porto dall'inverno cerco di scrutare più odori possibili, nel tentativo di avere flashback dagli odori, ma niente, quel dannato raffreddore.

Però sono felice, non c'è un motivo logico, però dovete sapere che la mia felicità è per lo più scandita dai tempo della giornata, quando c'è il sole riesco ad affrontare le soluzioni più positivamente, mentre d'inverno sono un depresso cronico potrebbero capitarmi le cose più belle del mondo.

Poi mi sono messo a pensare a quanto è stata bella l'estate 2016, le tipe, la vodka, i falò in riva al mare, fare tardi, svegliarsi col buio, andare a dormire col sole.

Solo adesso che sto pensando a tutto questo riesco ad avere una sorta di flashback degli odori inverso, cioè dai ricordi pensati riesco quasi a sentire l'odore di quei pini che mi accompagnavano durante le passeggiate in bicicletta o l'odore del fumo che proveniva dal fuoco del falò che ardeva.

Adesso sono costretto ad abbandonare questi bei momenti per tornare a casa, che è pronto.

Chissà se anche quest'estate riuscirò a superarmi... 

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Vento. -

Ripartire dal vento. Fischia; forte e imperturbabile sugli infissi delle finestre, batte contro automobili e trascina polvere primaverile, polline, odori e umori sparsi per questo postaccio. Fa un freddo fottuto, devo tenermi le mani in tasca e scaldarmele sbuffandoci sopra ogni tanto... Il Vento così forte mi causa un profondo mal di testa. Sento le tempie gelarsi e confondersi in uno spazio di pensieri, irritazioni, stupidi doveri che si insinuano come un tarlo e picchiano la mia testa spiattellandola contro un muro. Fanculo.
Oh sì, Fanculo.
Fanculo con così tanta forza e impeto che gridarlo non sarebbe abbastanza, vorrei sbraitarlo, sputarlo, vomitarlo e lanciarmici in mezzo.
Un bellissimo vaffanculo cosmico.
Una masturbazione ossessiva di vaffanculi cosmici.
' Devi tornare a scrivere, non stai scrivendo ' mi bacchetta Luca.
E' un dovere la scrittura?
Dove sta 'scritto' ? Ho firmato? Ho pattuito qualcosa o c'è qualche clausola in chissà che contratto, magari posta in una piccola postilla a fin di pagina... Una di quelle che hai bisogno degli occhiali per leggerle e sembrano sbavature d'inchiostro stampato.
Devo scrivere. Categorico. Ancora mi sfugge chi me l'abbia imposto...
Crescendo ho imparato che le nostre passioni, hobbies, momenti di libertà, diventano impegni stressanti che ti mettono nella condizione di farli, o non farli e sentirti poi di aver quasi sbagliato nei confronti di te stesso.
Si, perchè è come per la danza. Prendiamo ad esempio una ragazzina che fin da bambina sogna di diventare ballerina e viene mandata dai suoi genitori adorabili e benestanti, in una scuola di ballo di tutto rispetto. Dopo dieci anni la ritroverete a imbottirsi di pillole dimagranti, guardarsi le costole e sentirsi imperfetta, avere l'ansia addosso di essere stata l'ennesimo fallimento imbarazzante durante la sua lezione ; ed essersi subita l'ennesimo rimprovero della sua insegnante che più che essere cortese e comprensiva, non fa altro che farla sentire più sbagliata, più imperfetta, più sgraziata. Più come un maiale, che come un cigno.
E allora io prenderei quella ragazza poggiandole due dita sul mento, le farei alzare la testa e lo sguardo pieno di odio nei confronti di sè stessa e le chiederei, sfidandola ad accettarsi:
' E questa... è una passione o una condanna? '
Già. Questo è crescere con una passione. Una libertà che finirà per ingabbiarti come tutto il resto della tua vita. Non sarà diverso da un lavoro, anzi sarà peggio, perchè quelli come me o quella ragazza, non potranno permettersi di essere ' accettabili ' e di aver prodotto risultati ' sufficienti ' ; Non è sopravvivenza, non è chiudere la propria ventiquattrore e rendersi conto che la giornata è passata e ora ci si può snodare la cravatta e sedersi a cena a tavola mangiando la pasta che nostra moglie ci ha preparato.
No.
Quando uno crea, ama... Non può perdonarsi di aver fatto qualcosa di riuscito a metà.
E' come essere maniaci, compulsivi, ossessionati dalle perfezioni delle righe su cui scriviamo contro i nostri fogli.
Il Capo mi chiama, con voce forte e autoritaria.
' Claudio, ritorna a lavorare. '
Potrei continuare dopo. Salvarmi la bozza e ripescare con tranquillità il mio scritto e risputarci sopra nuove cose.
Perchè volete trovare il punto. Volete il finale e il proseguimento.
Ma sapete che c'è?
Il Vento porterà via anche le ultime parole rimaste concatenate solo tra la mia testa e il mio polso.
Voi non capirete, non capirete mai. Non capirete un cazzo.
Perchè voi vivete vuoti e privi di ogni elettrico pelo che si staglia contro il grigiore della metropoli.
Voi non sapete neanche che sapore abbia, il vento.
Inodore, incolore, inesistente.
Devo scrivere.
' Tu devi scrivere. '
Cosa scrivo, se le punte dei miei piedi sono storte mentre ballo?!

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''Ti va di andare al mare?''

Era finita anche l'ultima goccia di quel rosso annacquato,


I pensieri sbiaditi dalla frenesia del peccato,


Mentre moriva nei loro occhi anche l'ultimo bagliore di sobrietà.


Dovevo attaccarmi alla vita, come una goccia di pioggia al vetro dell'auto in corsa, cercando quanto meno di resistere alla forza gravitazionale della tristezza.


In fondo, pensandoci, sul quel tavolo di carte così alte non ce n'erano, ed io avevo una buona coppia di Q.


Avrei potuto chiudere la partita, riscuotere il mio premio e andare casa soddisfatto, vuoto certo, ma soddisfatto.


Tutto ciò era attraente.


Mi sentivo padrone di me stesso, ma nella mia mente iniziava a farsi lentamente strada, passo dopo passo, la tua idea, soppiantando il mio autocontrollo. Il ricordo del tuo profumo mi stava soffocando...


Come un colpo di pistola partito per errore ero sorpreso dal pensiero di te, ma dove una pistola può lacerare la carne e provocare dolore, tu potevi trafiggermi l'anima e farmi sorridere.


Mi venne in mente quella sera di Giugno. Volevi andare al mare, fare una passeggiata.


Ero dannatamente felice.


Osservavo il calice vuoto. Iniziavano a condurre il gioco. Il mio corpo cominciava a muoversi.


Ma la mia mente,


Era al mare, con te.

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