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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."
Un sognatore, uno dei tanti, che tenta di emozionare scrivendo

''Ti va di andare al mare?''

''Ti va di andare al mare?''

Era finita anche l'ultima goccia di quel rosso annacquato,


I pensieri sbiaditi dalla frenesia del peccato,


Mentre moriva nei loro occhi anche l'ultimo bagliore di sobrietà.


Dovevo attaccarmi alla vita, come una goccia di pioggia al vetro dell'auto in corsa, cercando quanto meno di resistere alla forza gravitazionale della tristezza.


In fondo, pensandoci, sul quel tavolo di carte così alte non ce n'erano, ed io avevo una buona coppia di Q.


Avrei potuto chiudere la partita, riscuotere il mio premio e andare casa soddisfatto, vuoto certo, ma soddisfatto.


Tutto ciò era attraente.


Mi sentivo padrone di me stesso, ma nella mia mente iniziava a farsi lentamente strada, passo dopo passo, la tua idea, soppiantando il mio autocontrollo. Il ricordo del tuo profumo mi stava soffocando...


Come un colpo di pistola partito per errore ero sorpreso dal pensiero di te, ma dove una pistola può lacerare la carne e provocare dolore, tu potevi trafiggermi l'anima e farmi sorridere.


Mi venne in mente quella sera di Giugno. Volevi andare al mare, fare una passeggiata.


Ero dannatamente felice.


Osservavo il calice vuoto. Iniziavano a condurre il gioco. Il mio corpo cominciava a muoversi.


Ma la mia mente,


Era al mare, con te.

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Un noi, in questo momento, fa più paura di un io.

​Ho consumato la mia ultima idea guardandoti negli occhi, 

Credendo fossi l'unica in grado di razionalizzare i miei pensieri. 

Non so se riesci a guardarmi dentro, a sentire il peso che ho addosso come io sento il tuo respiro sul mio collo. 

Non capisco il tuo gioco. 

Ti avvicini. Ti allontani. Giochi con altri cuori infranti. 

Vorrei averti solo per me, e rivelarti cosa c'è oltre, quello che in pochi hanno visto e che in meno sopportano. 

Vorrei mostrarti me stesso. 

Ti vedo danzare con i miei pensieri, 

E lascio che assapori ciò che resta, 

Mentre tento invano di capire perché alla base della mia paura di perderti ci sia la mia paura di averti. 

Forse... 

Si, forse non ci sarà mai un noi. Siamo solo parole che incido nella mia mente per non dimenticare il tuo sapore. Poi spariremo, ognuno per la sua strada, senza essere mai stati vicini per davvero. 

Ho già distrutto legami importanti. 

Distruggerò anche i nostri abbracci.

Perché un noi, in questo momento, fa più paura di un io.

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Il tempo che ho perso

Il tempo che ho perso

​​Stavo pensando alle mie paure dentro le tue foto,


Al mio ego divincolarsi fra le pieghe della tua anima,


Mentre lentamente la musica si alza ed impone con fare autoritario la sua melodia struggente, sfondandomi i timpani e la mente di mesti ricordi.


Mi sono rivisto dentro, 


Nei tuoi occhi, 


Ho assaporato a fondo la solitudine e il gusto amaro di ogni lacrima mentre osservavo il tuo sorriso.


I miei brividi e il tuo menefreghismo. 


Il mio amore e la tua indifferenza.


Ti ho sognata mentre ballavi e non ricordavi chi fossi. Ti ho sognata ignorarmi e ti ho sognata dannatamente felice.


Ho sognato di noi.


Poi ho ripensato al nostro amore maledetto dal passato, al nostro amore sporco senza futuro e pieno di rimpianti.


Vedi? Hai vinto tu, non faccio altro che pensare al nostro tempo,


Al tempo che ho perso,

 

Dentro di te.

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Buona fortuna, occhi splendenti

Buona fortuna, occhi splendenti

Avresti potuto dirlo fin dall'inizio, ma non era nella tua natura vero? 


No, certo che no.


Eppure, nonostante l'odio che da dentro lentamente mi consuma, le mille promesse fatte e infrante, che ora non sono altro che fantasmi che infestano il mio castello, sono stanco di sputarti veleno.


Vedi, io non sono come te, non lo sono mai stato.


Ti ho raccontato tutto di me, le mille debolezze di una persona estroversa rinchiusa in un'armatura di insana timidezza. 


Sapevi, e sai, tutto.


Tutto ciò che può uccidermi.


Ridevi ai miei drammi esistenziali da povero complessato.


Ridevo anche io, per adattarmi al tuo sorriso.


Ricordi quando ti raccontai della paura di tornare ad essere l'uomo che ero? Lo sconfitto che con la testa chinata percorre sempre le stesse e monotone strade?! Ricordi quando ti avevo definita la scossa vitale che cercavo, il mio dannato compromesso di felicità?!


Certo... Certo che lo ricordi.


Era tutto vero purtroppo. Ma non ti importa, lo so.


Sorridi alla vita e lei ti sorriderà, anche senza di me.


Buona fortuna, occhi splendenti.

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Quella sera... A minor

Quella sera... A minor
Quella sera accesi la macchina e lasciai partire del blues,

Era un vecchio disco di mio padre, quelli che trovi nel porta oggetti dimenticati a prender polvere.

Le note scorrevano le une sulle altre, e lentamente, sospirando, prendevano vita.

Ricordo che si sentiva appena la chitarra urlare note strozzate, sul monotono ma vagamente sensuale giro di basso in la minore.

A dirla tutta, quella sera, di sensuale c'era ben altro in quella dannata auto,

Le tenevo la mano e preferivo i suoi occhi alla strada.
 
Mi fermai in un parcheggio dove l'unica luce proveniva da un vecchio lampione alla fine del corso.

Ricordo che la pioggia picchiettava dolcemente sul tetto dell'auto
come se tendesse la mano e offrisse il suo aiuto,
come se volesse ripulire due anime sporche prima che fosse troppo tardi.
 
Ma non potè.

I corpi si unirono e gli sguardi incrociarono.
Echi di sospiri persi rincorrendo ansimanti sogni infranti
che sembravano prender persino vita in quella notte 
mentre fuoco e fumo grigio spento
marchiavano la pelle e l'anima.

Lei,

Quella sera,

Disse che mi amava,

E fu drammaticamente divertente.
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