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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."
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Montecristo è un folle che non sa di esserlo

​Ordunque è ovvio il piacere della follia, che direi di Montecristo esser l'opposto e il giudice che lo umilia. Sorrido di vemenza di chi è cotto da morire, dopo una cena soddisfacente un vino superbo e un amore cocente di quelli che ti bagnano il cuore e ti tremano le ginocchia per quanto l'inconscio sappia d'esser il conte e tu pensi d'esser l'opposto.

Dopo la cena l'amore che profusa il corpo, che svuota la mente come capita raramente, quel tremito d'energia che nel corpo risuona come possessione, il piacere a cui non trattenersi, bello bello, bello come la follia.

Chi è quindi il folle che sacrifica ciò? Chi il folle che abbandona la vita e ciò? Hahahahhahahahahahahahahahahahahaha.

Assurdamente proprio io ero, inconcepibile, folle, folle e il suo opposto, colui che per mancanza tutto calcola, tutto teme, forse anche tutto ottiene ma senza piacere.

Folle come Montecristo che non ha nulla di folle ma anzi è l'immagine del ordine, e proprio in ciò sta la sua follia, nel incapacità d'esser folle, d'esser libero, d'amare ciò che è in sua vita possibilità.

Ti direi di non sbagliare non perder tempo, come me non diventare.

Ma il conte ha sofferto e per ciò è cambiato e un albero al ombra del sole si piega finché non lo raggiunge e la struttura che genera negli anni ne delinea l'essere e in ciò i suoi "d'anni".

Perciò buon uomo vivi pure nella pena se ciò ti aggrada o non ne vedi alternativa, ma sappi che la strada è come la salita, non che sia sempre difficile, ma che come la salita dopo un po' le gambe si rafforzano e quando ci si smette di chieder quando finirà inizia il paesaggio, il viaggio, inizia la vita, l'amore e la morte che tutti ci accompagnerà.















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La scheggia che conficcata nel dito infastidisce senza poter esser risolta

​Trasalgo da idea ad azione. Da pensiero a realtà. Cos'è più difficile di vivere la propria identità? Il timore del uomo vero, di non essere sincero, con chi? Con se stesso. Perciò danzo, per creare il moto di profusione nel quale possa permettere al mio inconscio di esperire ciò che più puramente considerò verità. Alcune azioni sono qualitativamente più elevate di altre per essere, tutto ciò che non ha utilità societaria rende reali, qualcuno direbbe liberi. Danzare, scopare, amare, costruire senza scopo consumistico, scolpire viaggiare e molto altro, molto di ciò che non facciamo. L'uomo utilitarista è una formica per misura, ma la formica non si chiede perché trasporta il grano da un punto al nido. Ciò che io chiedo è: il qual misura il mio agire mi porta a vita vera per felicità, liberazione somatica e prosperità creativa? E in qual misura per ottenere ciò mi sottometto al viver da formica? 

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Pollus

​Senti come esce il succo, senti come svuota tutto, respira la tua fatica, evira la tua fatica. Pace priva di tensione, la tendenza alla passione, svuotati in compagnia, svuota tutto, solo e via. 

Prendi atto e un bel respiro, eccoci, ciò sono io, senti la tensione scemare, senti la pulsione andare, questo è solo un momento, passerà lo so, lo sento, evira la tua fatica, vivi bello, semplice, di grinta. Ora è tutto incompleto, perciò siamo al completo, per drogare questo momento, scemo passioni e mi diletto, con il complesso che è il cervello, drogandolo e rendendolo bello, scemandolo della tensione passionale, svuotandomi del desiderio carnale, esso si ristora veloce, brama voglia, brama dalla foce, svuoto tutto e non ci penso, questo misero è il mio compenso.

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Come un fiore senza più aver paura del divenire

​Ho capito, il processo è dispersione, l'eterno divenire, insensato in espansione, il processo è accettazione, rifiuto e dannazione, nel divenire scompare, come faccio ad accettare? Nel divenire tutto cambia, il vento, la terra, tutto diventa sabbia, e nel deserto estremo 100.000 anni dopo so che ricercherei segni di vita, tale è la mia esistenza, che insopportabile mi è l'assenza di vita, o perlomeno quello io per immedesimazione ritengo esserla. Nel divenire io divento, vecchio, pieno di esperienze, rimorsi, lacrime scendono dai miei occhi, come quando naqui, spero di non esser solo, spero di essere il vero me, e che accanto a me ci sia chi sappia chi io sono. Nel mio divenire il muro cede, non ho più paura, grazie signore per questa vita dura, perché nel divenire finalmente ho capito, chi io sono, cosa ho concepito, finalmente posso vivere e appassire, come un fiore, senza più aver paura del divenire.



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Ragnarok

​Come Dio sceso in terra vengo a sottomettere me stesso, ma la belva è incontenibile e il suo essere è per il dio inconcepibile, dio la fustiga e la vizia, le dona il bastone e la carota, ma essa se ne nutre in egual misura non preferendo mai l'una sul altra, dio la scruta ossessivamente, io onnipotente non capisco essa cos'ha nella mente, la belva come blob incorpora tutto e in essa tutto è disordinato, dio se ne compiace perché essa è origine di moltitudine, la belva rifiuta il suo creatore, distrugge tutto e di autodistrugge, Dio non l'ha mai capita e perciò ha perso la sua miglior creatura, o almeno quella più interessante.

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