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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."

Quando il burattino sperò d'esser il bambino che sognava di diventare drago

​​Fuoco fatuo negli anni porta a sensazioni devastanti, sento nel mio corpo movimenti dannati, movimenti eccitanti, tutto quanto trema, tenta di librarsi d'energia, non riesco a trattenerlo dentro questo fuoco, è magia. Scegliere tra il tormento e l'apatia, non è semplice controllare il proprio sfogo d'energia. Nutrimento del mio corpo è serrato per evitare esplosioni, repressione del mio senso per calmare questi sfoghi. Divisione ambivalente tra razionalità ed emotività, spesso scelgo il sesso e la distruzione della mia fertilità, penso sempre di non reggere l'essenza che avanza e rimanda a l'inutilità che l'avere quest'energia e non sfruttarla porta nell' infidia. Non mi fido di me stesso e rimango vuoto qua, ho paura del mio vuoto ma mi svuoto ed intrattengo, perché la sorgente mi spaventa e mi porta a tanta pena, così il caos mi comanda e mi rende burattino, ma per quanto accattivante sia diventar bambino, il mio corpo vuoto dentro non ne vuole mai sapere, perche nutrirsi del dovere d'esser uomo responsabile risulta sempre meno accattivante d'esser Piter Pan nel traffico di sto mondo, fuoriuscito dal distopico presente, che rifiuta il mio broncio di sfiducia strafottente. Sono proprio il coglione che lamenta il vissuto, che sogna l'esecuzione del bambino sprovveduto, che fuggendo dal caotico si rimangia il dolore e ne elabora un nutrimento che lo rende superiore, nel mistero confabulante che nasconde il bambino, trovo archi d'interesse per tutto ciò che divino volge a favore di questo piccolo burattino, che non spera più il bambino, è troppo grande, è un casino, spera d'essere un drago nelle vesti di un uomo, che si nutre d'ogni essenza e non rifiuta, non è schizzinoso, e crescendo più potente responsabile e intraprendente, perde il legno dal suo corpo, il naso lungo, quello strafottente, e su ali di rispetto di valori, di tormenti, crea un nido di speranze, di realismi, di famiglia. Porta il caos dentro se, questo drago non più burattino, e ne cresce ordinato mistero col talento del bambino, riuscirà a fare ciò che sempre ha desiderato? O cadrà l'illusione che sul cammino ormai ha prestato, lo vedremo nel finale quando tutto sarà ricordato, quando caos e ordine avremo superato, quando il filo del destino verrà finalmente ispezionato , avremo un nuovo seme da dedicare non più al passato ma al oltraggioso, sfumato, articolatamente e deliziosamente dannato, sentimentalmente controverso e in/definizione presente (dono).

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Chi guarda nel passato dall'alto scorge la verità

​Breve attimo di sfuggita nella lunga via in salita, guardasti mai dentro te stesso per cercare il tuo successo? Attimi sfuggenti di paura, è questa forse la tua vera natura?, Chi del cammino ne fa un peccato e sulle spalle non porta la croce ma il macigno spinoso si pente costantemente, si sente indecoroso, sinché la sua anima si ribella, e mostra ciò che cela, lunghi attimi d'infinita vita dove i brevi attimi disperdono senso donando all opera il gusto del vissuto.

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Apostasi d'attimo razionale nella breve sconfitta

​Senza senso il fato pone nuove realtà, il mal di testa attanaglia l'espressione di somaticitá, porto sul trono l'epoca della ascesa come il sacrificio di Isacco porta in atto la propria resa, arrenditi fato perché da me non sfuggì, dobbiamo viverla la perdita è sempre stata d'obbligo per noi, e mentre mi nutro del somatico il ciclo di eterno divenire si tramuta nel raggio che pone luce sul mio cammino, il raggio di oscurità che evidenzia il cammino di luce, dove bene e male esistono l'uno per l'altro, l'uno nell' altro, e non giungo a soluzione perché è inesistente, e non scopro verità perché essa è inconcludente, ma cavalco l'onda del dubbio che passa negli anni del divenire scoprendo ciò che sono.

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Danza doppia illusione

​Danza la natura di chi come me è sprovveduto, sente in senza senso di cui il mio cuore ha paura, mentre guardo nello specchio le mie ossa un po' penose, io che tanto ho trascurato da non aver nemmeno fame, io che a ventunanni sembro un disgraziato dodicenne, che ho vissuto la fame di chi ha ma non si serve, perché l'agio sta nel cuore e chi è marcio non ne vuole. Scocca la mia freccia lei che è simbol di speranza, corre contro il vento perché tutti sanno essere illusoria, chiudono gli occhi perché sperare è bello, sinché giunge il fato e rimembra ciò che è vero. Ma corri illusione e massacra la realtà, fotti a sangue il vero è ricordagli chi comanda, niente è vero se non l'illusione che con forza distorce l'esistenza e ne crea la realtà.

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Erasmus

​É da qualche giorno che mi chiedo cosa farò questa estate. Questa volta niente viaggi di piacere, solamente accenti stranieri e cibo mai sperimentato prima. Guardo la cartina... 

Tokyo? Troppo lontano. 

New York? Troppo costo. 

E allora dove si va? In Europa...? Penso che mi piacerebbe tornare in Spagna, rivedere la spiaggia di Alicante e mettere 1 euro nel bicchiere di quello strambo musicista di strada. Ancora mi chiedo come facesse a produrre quella stupenda melodia soffiando in dei semplici tubi di plastica. Guardo un po' più a Nord, tra me e me penso che non avrebbe senso visitare due volte la stessa città. Il mio sguardo si ferma ora su Valencia. Cerco di ingannare me stesso dicendomi che la Spagna è la meta migliore per costo, vicinanza e bellezza. Non voglio ammettere, tuttavia, che non ho mai smesso di pensarti dal giorno in cui sei partita. Sai, ogni tanto mi ritrovo a fantasticare sui luoghi che mi faresti visitare, i migliori ristoranti di Valencia in cui mi porteresti e quei piccoli negozi esotici che solo un abitante del posto conosce. Ti immagino lì, nella tua città natale, con una tazza di caffè e un elastico tra i capelli, intenta a scrivere l'introduzione della tua tesi di laurea. Mi chiedo se ogni tanto pensi a noi, se ti manca l'Italia e se il cuore non ti si fa un po' più piccolo ricordando i 6 mesi di Erasmus appena trascorsi e tutte quelle inaspettate amicizie che ti sei dovuta lasciare alle spalle. Avrei voluto avere il tempo di conoscerti meglio. Preferisci una bicchiere di vino o un gin tonic? Ti confondi anche tu davanti alla scritta ''spingere/tirare'' delle porte o riesci sempre al primo colpo? Credi nell'amore che dura una vita intera, nei legami che già esistono e aspettano solo di scoprirsi? 

Purtroppo, queste domande non troveranno mai una risposta. So ben poco di te, eppure sin dal primo sguardo che mi hai rivolto ho capito che avevamo in comune più di quanto entrambi potessimo mai immaginare. Non dimenticherò mai i tuoi occhi marroni, i capelli castani bagnati post-doccia e quei bizzari calzini bianchi con le paperelle gialle; la tristezza nei tuoi occhi quando mi hai detto che di lì a una settimana te ne saresti andata. 

Si dice esistano traiettorie semplici ed altre che invece non puoi spiegare. Chissà che le nostre non si incrocino nuovamente un giorno...

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