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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."

Amico mio

Voglio brindare a te amico mio,uno di quelli che non scorderò,te lo prometto,ti voglio bene bomber e le cose voglio che siano chiare. Mi manca parlare della patata con te,sto brindando con tutti qui,bevo il tavernello,come dare pace a una passione se non con un'altra passione? Sei sempre stato amico e perciò ti dico grazie di essere semplicemente tu.

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La danza della paura di sbagliare

​Il nulla ha il valore di quanto aspetti per averlo.

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Unrealized memories

A: Ora mi prendo un po' di tempo per scriverti,cosa che mi piace e diverte molto,ti dico alcuni pensieri che mi girano in questi giorni,dato che non so quanto scriverò comincio adesso,premetto che il succo non è tanto,ma questo messaggio sarà lungo,credo. Non ho capito cosa intendevi con siamo troppo legati,sto pensando al peggio e temo sia un "ti voglio bene da amico,non voglio farti stare male,se dopo andrà male non potrò recuperare il rapporto che abbiamo ora" e tutte quelle cose lì. Quindi rispondi per favore. Sembra che stiamo aspettando di vederci e basta,che succeda qualcosa da vicini,quindi le nostre conversazioni sono molto meno cariche di atmosfera,è per quello che muoio dalla voglia di vederti,di consumarti le labbra. Si,ho tantissima voglia di rovinarti quelle labbra,di stringerti forte a me,di sentirti. E se non sarà domani,quel giorno,che sia di sole o di nebbia,in qualunque posto,proverò a prendere una decisione definitiva e cominciare a non giocare più. Stare con te è magnifico,l'unica cosa che mi rende davvero felice,e che mi fa stare bene. Non voglio deluderti,voglio farti stare bene. Ti amo.

G: Tengo a scusarmi per non aver risposto subito. Scusa. Questa è la cosa più bella che mi hanno mai detto, e penso le mie labbra siano troppo messe bene, è ora di rovinarle un po'... No?

E le parole volarono tra il nulla dei sogni ed i ricordi non realizzati.

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Suicidal thoughts

Trama: qualche tempo fa mi ero immaginato di suicidarmi tagliandomi il collo con un coltello,lo vidi in bianco e nero e durò circa 5 secondi ma mi destabilizzò e impaurì,ho cercato di romanzare l'accaduto,in realtà dopo questo non successe nulla,solo paura. La droga non c'entra,è un trip mentale. Detto questo sentitevi liberi di commentare e votare. Buona lettura.

Quel giorno ho avuto una visione. Un coltello. Sangue. La punta del compasso che si stacca. Non era un bel giorno,da solo in casa,col telefono in mano,marchiato Life's Good,no,non c'era Siri a spiarmi per fortuna,lo faceva già la TV. Quel giorno c'era la mia mente che si imponeva sul fisico,sdraiato sul divano. Un viaggio,come la vita dicono,un trip,una visione senza referenze religiose. Non c'era di certo dio lì,nemmeno io o i mobili,il telefono o la TV,c'erano solo porte della fantasia. Sembravano anni in quei cinque secondi,un nastro che si avvolgeva irreversibilmente e i colori estremi sul proiettore della mente. Pensieri come piccioni,pergamene di fibre di paura. Le lettere perfettamente conseguenti,con tanto di spazi e segni di punteggiatura,una regia eccellente,tanto da poter ricavare ogni immagine da quel poco,che era immenso e impresso nel foglio dei ricordi. In quel banco,con una penna che macchiava la cute la quale protegge il metacarpo,ma senza gomma,la cui cancellare è il suo compito. Non c'erano problemi di luce,ma serviva una candela,per far sopravvivere il cuore,il quale cercava di correre sempre di più per sfuggire all'idea che un inventore possa essere ucciso da ciò che gli da quel ruolo in questa società. Accumulo adduce ad esplosione,un vortice di vocaboli immaginari che porta a sentieri inaspettati. Il tempo di registrazione della scena che si sta riprendendo ha superato quello aspettato,sembrava un giorno qualunque,ma quel giorno il protagonista ha dato la sua performance migliore,in fondo,un film non si giudica da quanto è lungo ma dalle emozioni che trasmette,il regista segnala di continuare comunque la scena,diventò iconica. Basta una lacrima,a volte,per spegnere una candela,così,il cuore smise di combattere la paura,venne mutato in coraggio e in forza di volontà. La mano vacillante e smaniosa,inabile a fermarsi,il telefono piombò a terra,colpì il tasto di accensione del telecomando della TV: "Nessun segnale". Gli occhi,inabissati e fiacchi,si accingono a divenire intermittenti,il respiro sfibrato strozzato dalla psiche egemonica,le lancette valutano di scucirsi e fissarsi. Improvvisamente arretrano,i bulbi oculari avvertono un trapestio scaturito dal piccolo schermo,l'encefalo elabora lo sbocciare di puntini e un convincimento che quei puntini siano potuti essere il miglior contenuto mai proposto dalle emittenti. Sollecitamente gemelli,dipoi unici. Forse è così che ci vedono le stelle. L'essere umano è la crestomazia dei puntini scelti,costoro connessi dai sentieri incamminati durante la propria vita terrena.

Note: adduce - porta

vacillante e smaniosa - tremolante 

inabissati - sprofondati

egemonica - dominante

trapestio - rumore

crestomazia - raccolta

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L'origine delle vacuità

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Perché? Da cosa il disperato bisogno di sentirsi diversi?
La pretesa atroce di darsi un valore, divenendo inevitabilmente avversi
L'incessante bisogno di schiacciare il prossimo,
L'ottenebrante delirio di unicità, non semplice apostolo
L'assordante richiamo del manifestare una dimostrabile superiorità
Il ricadere nella bieca e subdola vanità
Il morso della coscienza che erode dall'interno la quiete dell'animo
Il piede equino della competizione sociale e il suo camaleontico abito
L'arrivismo a tutti i costi
O l'autoerotismo della psiche dell'Io, l'illusione di guardare dall'alto e umiliare fugaci sottoposti
O l'essere vanesi ma tenerlo per sè, non svelarlo
O l'esibizione del male degli autolesionisti, loro vincono la gara al ribasso
Erranti sono taluni che comprendono la vacuità in tutto questo
Eppure tuttavia ripudiano sè stessi e il resto
Atavica paura della spazialità e della temporalità
Terrore del finito, della rovina, dell'oblio, di una presunta, possibile o impossibile verità
Da tali nubi nere tutto ciò nasce
Il vortice distruttivo dell'ignoto, la paura contaminante del vuoto
Della separabilitá, del distacco, della solitudine, della morte
Ecco! come cerini al vento vivon gli uomini
Ardono, disperatamente, come se da un momento all'altro potessero spegnersi, insieme ai loro stessi nomi
All'alba dei tempi, l'uomo medio pregava "Fa ch'io sia un cerino speciale! Io sono speciale, devo esserlo, ti prego!"
Il nichilista chiosava "Nessun cerino è speciale, io lo vedo"
Il pessimista diceva "Sprecate forze, tanto comunque vada, lo stesso ci spegneremo"
Il tiranno delirava "Schiaccerò tutti gli altri cerini così io soltanto arderò per sempre"
Un saggio, un santo, non disse una parola in tutto quel mentre
Si limitò a osservare lo struggersi di tutti i cerini
Che si agitavano spegnendosi da soli ancor prima dei normali declini
Quand'ecco, sull'imbrunire dei tempi, attorno ai suoi pochi accoliti
Finalmente esordì dicendo con voce stanca
del Tutto era piena, di individualità era parca
"Miei cari, come abbiamo potuto creare tale errore che oscuramente ci ha avvolti?
Patimenti infiniti ci siamo inflitti, senza mai aprire gli occhi
Non temiate più la caduta in volo
Giacchè il cerino è in realtá sempre stato lo stesso, esso è uno solo!"

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