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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."

Bere dalla pancia di Buddha, Rumen e Ginevra, Sonja epilogo.

La donna che sposai, o quasi, mi dedicò una stella. Mi insegnò a riconoscere tra gli alberi la stella polare, mi disse che solo uno come me, poteva seguirla e portarne il segno. La stella polare è la prima a brillare nel cielo, è la più luminosa, azzurra e visibile di tutte. A volte la guarderete, alzerete i vostri occhi, quando vi capita, ricordatemi. Mandatemi un bacio, come un soffio di buon auspicio, un abbraccio, il vostro calore, in un certo senso, lo sentirò addosso. Ora, mi rendo conto che tutto questo suoni molto da astrologo da due soldi, ma non è astrologia. Prendetela come, una poetica passione, un cantante disse: " Non sentirti sola, guardiamo lo stesso cielo, anche se distanti chilometri. " Il Cielo è sempre stato, per quelli come me, qualcosa che non ha niente a che vedere con l'astrologia. Quelli come me nel cielo, ci vedono il loro destino. Sentono addosso che anche loro, come quelle stelle, devono rimanere per sempre nella memoria dei tempi.
Ma di questo, parleremo un'altra volta.
Avevo sete. Volevo bere, alcool, anzi, volevo proprio sbronzarmi, anzi, volevo prendermi un'ubriacatura di quelle che appena tocchi il letto o vomiti correndo di forza in bagno, o ti addormenti convinto che la tua vita.. Che senso ha la tua vita quando bevi ?
Ecco. Perchè volevo farlo ? Non è neanche questa volta, una cosa che vi riguarda.
Torniamo all'alcool. Mi do appuntamento col Rumen. Per chi non lo conoscesse, il Rumen è un mio " amico " cerebralmente morto. Non tipo zombie, tipo... Avete presente il cartone Ed,Edd, Eddy ? Ecco, uno così. Andiamo sempre al solito bar. Puzza di vecchio, ha dei sedili squarciati e l'alcool fa così schifo che ti sbronzi con meno di dieci euro. Il Bar però, ha la saracinesca abbassata. Brutta storia - penso. Decido allora di seguire la stella polare. Non l'ho mai fatto prima, non ho mai affidato la mia vita ad una stella, è qualcosa di così antico che non avrebbe senso farlo nella vita di ogni giorno. Un tempo si seguiva la stella polare per navigare. Io, dovevo navigare nelle acque dell'alcool. E siccome non avevamo una seconda meta, ad istinto, la butto lì al Rumen: Seguiamo la stella, vediamo dove ci porta - Prima di proseguire è doveroso dirvi com'ero vestito. - 
Tuta bucata sulle palle della Ny, canotta nera con collana stile catena del motorino, anello col leone in argento grande come un pollice, capelli con la cresta, barba sfatta qua e là, cicatrice vistosa sulla guancia per la rissa di qualche settimana fa.
Rumen... Rumen è vestito di un casual da far rabbrividire. Quel tipo di casual che sembra uscito dall'Ovs, quel tipo di casual così casual che non ci fai davvero neanche caso.
Ad un certo punto della camminata in direzione ' Stella Polare ' vediamo uno strano locale. E' un pub, si capisce. Pub = alcool. E fin lì, tutto nella norma. La stranezza però, sta nelle finestre. Al di là del fatto che sono immense ( qualcosa come due piani di una casa comune ) sono chiuse da tende rosse ed è quindi impossibile vederci dentro. Non ci faccio tanto caso, penso dall'inizio che sia uno di quei locali Indie che sta per chiudere. Ipotizzo un prezzo guardandomi nel portafoglio. 10-15 euro a Cocktail. Dando per scontato che fosse vuoto ed in fase di chiusura, entro dalla porta a vetri oscurata.
Ciò che vedo, ve lo sputo come l'hanno visto i miei occhi:
Sala enorme con tanto di piastrelle in granito, tavoli in cristallo e sedie simili a troni di qualche re. In fondo alla sala, c'è un piccolo palco, pianoforte a coda da 30-40 mila euro, sopra c'è una donna seminuda che canta strusciandosi sulla cassa del pianoforte. Dietro di lei, un jazzista di colore con la tromba, un tastierista con gli occhiali simile a ray charles e una donna elegante che suona il violino. Il bancone da bar è lungo quanto casa mia, o quasi. Legno massiccio, ben curato, pulitissimo, dietro lampeggia la scritta del locale a led anni 60. I baristi sono vestiti in smoking, puliscono i bicchieri con un panno di seta rossastro e il cassiere ha addosso un sorriso degno del miglior dentista. La scena mi ricorda un misto dei Blues Brothers, Shining ( la scena in cui Jack va a visitare il bar fantasma ) e il Grande Gatsby. Neanche il tempo di pensare: Come cazzo sono vestito - che lesto, un cameriere, si appresta a venirci incontro e a preservarci un tavolo. Ci elenca la storia del locale, ci spiega di come sono fatti i loro drink, ci consiglia, e ci domanda se gradissimo delle ostriche o in alternativa, una degustazione tipica di piatti cine-india-giappo... Sentite io ancora non ho capito che cazzo fossero quei piatti, posso solo dirvi che era una sorta di cucina alla Cracco dei piatti orientali. La banda sul palco suona un blues così rilassante e sofisticato da farmi venire la pelle d'oca. Apparentemente, mi rendo conto, voi potreste dire: Oriente, ostriche, Blues... cravatte... E' tutto così confuso.... E' vero. Ma per qualche strana ragione, la confusione di stili e provenienze, è così abbinata, che non da fastidio, anzi, ti da l'idea di essere entrato in uno di quei posti esclusivi, in cui solo gli intellettuali, i ricconi dell'alta società e gli artisti affermati, vanno a consumare la loro sbronza.
Ed infatti, è così.
Le donne sono, diamine, le donne sono la fine del mondo. Hanno qualche anno più di me, direi sulla trentina massimo. Non hanno la pancia scoperta, non vestono come tutte al giorno d'oggi, non fanno vedere seni e non sculettano su nessun cubo. Vestono roba di una classe spropositata. Una indossava un collier di diamanti ed un vestito probabilmente da qualche migliaio di euro. Non hanno bisogno di mostrare niente. Gli spacchi e le scollature, non sono come quelle della gente normale. Questi sono così strutturati e raffinati, che danno eleganza al corpo femminile. Niente di volgare o troppo vistoso. Me ne innamoro.
Mi innamoro di una di loro a dirla tutta.
Veste di nero e ha delle sfumature velate sui fianchi e sulla schiena. S'intravede la pelle, ma non troppo. E' alta, quanto me. Bionda, i capelli sono raccolti in uno chignon d'argento, ha un piccolo neo sul collo, piccolissimo. Ci faccio caso perchè per qualche strana ragione, sta bene sulla pelle chiara. Un puntino. Ma da quel carattere al suo collo, che è davvero eccitante. Gli occhi, dannazione gli occhi non so neanche come descriverveli. Sono blu acceso come il mare, sono grandi e brillano insieme al sorriso composto. Sorriso da attrice, denti bianchissimi, quando ride è elegante e composta. Le mani sono sottili, le porta alla bocca durante i suoi sorrisi, come a coprirsi. L'atteggiamento secondo il galateo della principessa di un regno. Ha anche i guanti, in seta. Seno abbondante, corpo stretto come di chi può portare un corsetto senza vergogna. Ha la mia età. E' così bella, che con quel blues, non guardavo altro che lei.
Mi ha guardato? L'attrazione era ricambiata? Com'è andata a finire, raccontaci. Non ha importanza.
Quello che importa è che in quel momento ho pensato quanto uno come me stesse bene in quel mondo. Non il mondo dei ricchi - attenzione - Il mondo delle persone colte e intellettuali, di artisti stravaganti metà ricchi e metà straccioni, dei jazzisti che sbucano di notte e suonano sbronzi in frac, di martini con olive e tele dipinte di schizzi apparentemente confusi. Tutti lì, sembravano provenire dalla mia stessa madre. Sapete, a dirla tutta, è la prima volta che incontro persone così. Quelle persone che sembrano provenire da altre epoche, come quando Baudelaire frequentava i locali francesi e i bordelli illustri notturni. Come quando Dalì si riuniva con i suoi contemporanei ad ascoltare il blues del mississippi, con F. Fitzgerald e quella banda di matti. Come in " One Night in Paris " di W. Allen. Insomma, lì, ritrovai le mie origini. C'erano le donne che uno come me, adorava. Ve ne parlavo tempo prima, non c'è niente di più eccitante per un Master, di trovare principesse candide e composte, da sporcare di sesso ed edonismo. C'era la musica che mi fa impazzire e l'ambiente che mi fa impazzire. Cazzo, c'era davvero il sogno di una vita. A me ed al Rumen, portano il Buddha Cocktail. E' per due persone - dice l'amico cameriere- Non immaginavo, una messa in scena simile: una statua di buddha viene portata su un carretto ai cui lati bruciano delle candele, c'è un orto zen attorno con frutta e verdura mai vista che mi spiegano essere verdure tipiche dei monaci orientali, dalla pancia di buddha esce una sorta di cannuccia che gira attorno al giardino, entra in una cassa di legno e fuoriesce in due altre cannucce. La cosa più assurda, è che ciò che bevevamo era il fiume sotto i piedi di buddha, il cocktail rossastro che devo dire, era fantastico. Sarò sincero. Quando ho visto ciò che mi è stato portato, ho collegato il locale alle persone e ho sudato freddo.
Sapevo quanto avevo nel portafogli. 20 euro. Conosco il mondo, con 20 euro, forse, potevo comprarmi le ciabatte del buddha.... Qui lo dico. Dio benedica il Rumen e la sua famiglia ricca. Quando andiamo alla cassa il prezzo è secco: 120 euro. Alla faccia di Buddha. E' in questo momento che qualcosa mi tramortirà per il resto dei miei giorni. Qualcosa che è difficile spiegare e scrivere, qualcosa che in venti cinque anni non avevo mai voluto ammettere. In quel momento, ho capito che la mia natura, la mia felicità, il mio benessere, il mio stato naturale di vita, sarebbe costato tanti soldi. In quel momento ho capito, che ciò che cercavo nel mondo, richiedeva il vile denaro. Richiedeva i soldi che ho sempre disprezzato. E' in quel momento che mi sono chiesto: Sei sicuro che i soldi non facciano la felicità? Perchè senza soldi, tu non puoi entrare in questo mondo che tanto ami. Senza soldi non vai a Londra per scrivere il tuo romanzo tanto atteso nell'hotel che si affaccia sulla strada bagnata, senza soldi, non puoi entrare in contatto con il mondo di queste persone così... così brillanti.
Rumen, mette i soldi senza dire una parola. Lo fa con una naturalezza che quasi mi commuove. Mi sento così in colpa che decido di ricambiare il suo gesto tenendogli compagnia per tutta la serata rimanente.
Vado in un distribuite 24 ore, prendo del vino, gli dico che sono disposto a parlare di ciò che vuole. Non gli ho mai dedicato così tanto tempo - non sopporto gli scemi e i tonti - ma questa volta lo faccio. Non per i soldi, ma perchè i suoi soldi mi hanno regalato una parte del mondo che ho sempre sognato conoscere. Il Destino è strano, non mi stancherò mai di dirlo. Camminando, cercando un posto dove sorseggiare il vino, Rumen mi indica i gradoni di una scuola. E' la scuola Mantegna. E' dove ho portato Ginevra quattro anni prima. Ciò che dice, suona ancora più assurdo. " Quel posto ha qualcosa che mi piace... sediamoci lì. " Se ora dovessi aprire a tutti gli sconosciuti lettori il capitolo Ginevra, finirei di scrivere dopo domani mattina.
Ve la dirò così, come direbbe un filosofo giapponese. In poche frasi. In una poesia, In " Kanjii "
Ginevra era,
E sempre sarà,
Il mio punto di Kaos,
Il mio punto di Luce,
L'acqua che scorre,
Lontana ormai,
Tra le mie labbra che rimarranno sempre secche.
Non mi ricordo il nome delle strutture poetiche giapponesi scritte in Kanjii e sono altresì convinto che la mia non le rispetti a livello metrico, ma poco importa. Parlo al Rumen di Ginevra. Gli confesso: " Sai, quattro anni fa, ho portato Ginevra qui. Eravamo così vicini al baciarci e poi, e poi ho mandato tutto a puttane. Anzi sai, non è vero. Qualsiasi cosa avessi fatto, non sarebbe mai bastato. Però io credo, che un giorno la riporterò su questi gradoni e riuscirò a darle quel bacio. E quel giorno lei sarà mia, per sempre. "
Il Rumen... si mette a ridere. Ride davvero. Ride e dice con il suo fare da stupido " Credici Ned, credici ! " Ma sapete cosa vi dico? Io continuo a crederci. E' sempre stata questa la mia forza che mi ha portato così lontano: Io, ci credo fino alla fine. Non importa cosa succederà, io non mollo un cazzo, non ho mai mollato, neanche di fronte alla sconfitta più certa, io non stacco i denti, i pugni, l'anima, da ciò che ho deciso di prendere. Sono un leone cazzo, sparami in testa, ma il tuo braccio rimane tra le mie fauci. Come diceva Claudia, quella donna della stella polare: " Io ti amo Ned, perchè sei l'unico che rende i sogni realtà. " E, anche se mi sembra assurdo, io continuerò a dirlo. " Un giorno, bacerò Ginevra qui, su queste scale, davanti a questa scuola. " E sarà così, potessi morirci, sarà così.
Sì, ma adesso dicci di Sonja. Cosa c'entra Sonja ? Oggi ho rivisto Sonja su un sito... Il sito dove la conobbi. Ho pensato tutto il giorno a Sonja. Mi sono chiesto cosa mi infastidisse, cosa mi portasse ancora a parlare di lei, cosa mi premesse o mi bruciasse. L'avevo trovata la risposta: Non potevo credere di aver visto in una semplice puttana, una persona. Era questa e basta. Mi sono fatto ingannare da quegli occhi profondi come quelli di un cervo, mi ero detto che lei sarebbe stata la mia nuova ragazza, dopo ormai anni che non decidevo di legarmi a qualcuno. Ci avevo scommesso tanto, tutto; Avevo persino ripreso a scrivere canzoni e l'avevo fatto per lei. Non potevo ammettere a me stesso che lei fosse così mediocre e scontata, come le altre che mi portavo a letto prima e dopo di lei. Lo dicevo, ma non potevo comunque ammetterlo. Significava per una volta, ammettere di essersi sbagliato. Significava dire: Ned, questa volta, è colpa tua. Lo cantava Dan-T " Al buio è facile confondere lucciole con principesse. " E così, tutto il giorno ho morso le mie mani pensando come potessi non essermene reso conto prima. D'altronde, l'avevo conosciuta e incontrata nella maniera più banale e superficiale di sempre. Aveva visto le foto del mio cazzo, si era interessata di come scopavo, l'avevo scopata, ci siamo frequentati. L'errore è l'ultima parte. Il frequentarsi dico. Per qualche insana ragione, ho sempre visto in lei più di quello che c'era realmente. Cercavo, in maniera ossessiva, una relazione che mi portassi dietro. Una storia da raccontare, dopo quella di Claudia. E per questa ossessione, ero ricaduto su di lei. Poteva essere Sonja come Chiara, Francesca, Martina. Stavo solo cercando in quell'esatto momento qualcosa da scrivere e da vivere. Lei, è solo stata la persona che si è presentata nel momento esatto, il momento in cui il bianconiglio fece ticchettare l'orologio.
Ma sapete qual'è la verità? E' che mentre ero su quei gradoni e pensavo a Ginevra, mentre ripensavo alla ragazza dai biondi capelli, al locale, alla pancia di buddha, ho visto finalmente Sonja per la cosa piccola che era. Per quel punto insignificante in una vita di volti e persone, ricordi, corpi. Un numero immesso nella rubrica dei letti riempiti, delle palle svuotate, un orgasmo occasionale, la mia bambola da una notte. Ed è lì che ho pensato, Che un giorno, Mi sarei seduto in quel bar con Ginevra. Le avrei fatto leggere questo racconto e avrei finalmente scoperto, che sapore aveva la sua carne tra le mie zanne. Le avrei detto, che lei sì, che ne valeva la pena.
La notte, si chiude così. Sotto la vista annebbiata dell'alcool e il cielo stellato.
Che sapore ha Ginevra?
Che sapore...ha...
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Venerdì, 22 Ottobre 2021
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