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"It doesn't matter what you do, as soon as you do it with Passion.."

Umani nati glabri

Farei lo psicologo,credo tu sappia un buon 43/79 di me,perché le cose cambiano? Non c'è soddisfazione,a vincere sempre di continuo,te lo assicuro. C'è soddisfazione a vincere una volta su 63,è come aver vinto 100 volte,se tutte le altre le perdi. Sai cosa fai quando hai finito un gioco e sei invincibile? Aumenti la difficoltà e ricominci. Non siamo fatti per essere piatti,lo è già il mondo:

"(Matteo 4:8) Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, 9 e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori»."

"(Giobbe 38:12) Da quando vivi hai mai comandato al mattino o insegnato all'aurora il suo posto, 13 perché essa afferri le estremità della terra e ne scuota via i malvagi."

Voglio darti me stesso,il mio potere,potrei farmi prosciugare per una donna. Sono morto per una donna e lo rifarei,perché mi ha fatto vivere quel male,non con la stessa però,di cosa sei capace? Quanto ci vuole per non fare niente? La perfezione esiste,0 secondi. Quanto ci vuole per voler far qualcosa,e il delta tra voler e fare quanto è grande? Quando ottieni niente? Quando fai qualcosa per ottenerlo,una cosa sbagliata e spigolosa,non rientra nel cerchio della vita,e allora si riceve il nulla. No emozioni. Perché anche la tristezza da,ma l'indifferenza,significa che il delta è 0. Sai cosa provoca l'indifferenza? L'ignoranza. Muore uno,te lo dicono,ma non sai chi è,indifferente. Se noi sapessimo tutto andremo a vivere meglio,a fare di tutto. Con la conoscenza non c'è la paura,solo saggezza. La scuola però non ti insegna che per capire la sensibilità,devi manipolarla,c'è solo teoria,non ti spiegano che basta uno sguardo per avere 100 anni di felicità o 100 anni di solitudine,che il 4096x3112 alla fine serve per riconoscere meglio tutto,viva il 4k. Potrei parlare tanto. Lo sai tu,sai come sono eppure hai interesse,interesse a vedermi triste,interesse a vedermi stra felice,io con te felice davvero non lo sono mai stato,solo da soli si è liberi,non c'è gente che si masturba in strada,muri invisibili,io sono pronto a darti un pezzo del mio sapere. Anche tu,però non sono pronto a ricevere il tuo sapere,perché lo rifiuterei. Penso di saper tutto. Io inizio ad interessarmi tanto di te. Non troppo. Solo il giusto per vederti più da vicino.

L'atomo è 99.9% vuoto,niente pesa. Sono un eterocefalo glabro,non avere paura.

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Fear

Are you ugly?
A liar like me?
A user, a lost soul?
Someone you don't know
Money it's no cure
A sickness so pure
Are you like me?
Are you ugly?

We are dirt, we are alone
You know we're far from sober
We are fake, we are afraid
You know it's far from over
We are dirt we are alone
You know we're far from sober
Look closer, are you like me?
Are you ugly?

Turn a blind eye
Why do I deny?
Medicate me
So I die happy
A strain of cancer
Chokes the answers
Are you like me?
A liar like me?

I don't care, you don't care
I'm bitter, you're angry
You don't care, I don't care
You love you, just like me
I blame you, you blame me
I'm bitter, you're angry
You don't care, I don't care
You love you, like me

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Esercizio di Stile.

- Nota dello Scrittore : Questo è un esercizio, una prova, un algoritmo che conosco e ogni tanto voglio rispolverare... L'inflessione di Murakami sul mio stile di scrittura, ha portato a semplificarmi nel lessico, nella messa in pagina, nel come racconto determinati fatti ed eventi in prima persona... Simili a flussi di coscienza di Joyce, in cui la semplicità è in realtà frutto di una ricerca ben più complessa, rinchiusa in crisalidi e sfumature di lettura, e che racchiude definizioni più forti di quelle puramente ' belle da leggere, perchè scritte bene ' .
Per tanto, ho deciso di rimettermi la sigaretta in bocca e rispolverare la macchina da scrivere, solo per dimostrare, che sono ancora in grado di farlo. -

Kayn strofinò il suo cappello nero impolverato dalla fuliggine dei camini di Londra e sbuffandoci sopra, lo appoggiò sulla testa.
Le sue mani puzzavano di tabacco da fiuto, ma non meno del suo fiato, ancora rigurgitante di alcool e gin secco, probabilmente, risalente a qualche sera prima...  ( Ammesso e concesso che si ricordasse l'ultima volta in cui si fosse lavato i denti. )
Diede una spolverata ai suoi vestiti, si rimise in piedi e si specchiò nell'argento laminato di una specchiera rotta, buttata giù in strada.
- Che schifo di posto - mormorò tra sè e sè.
La sua barba incolta, perdeva il contorno insieme ai suoi capelli lunghi, come trecce di cavalli dal manto scuro.
Si frugò tra le tasche strappate, alla ricerca del suo Zippo con stampato sopra la Sacra Muerte messicana. A stento si vedevano le linee del viso di quella donna, ormai diventata un ricordo di anni passati e rimpianti, sbavati e buttati laggiù, nell'argine del fiume in cui non tornavano più, i momenti migliori. Eva gliel'aveva regalato. Gliel'aveva lasciato su un comodino, al suo risveglio, con una lettera imbevuta di profumo femminile e un bacio stampato con un rossetto lilla.
' Dato che ti piace tanto fumare, ho deciso di comprarti una piccola cosa. Così, ogni volta che ti accenderai una sigaretta, ti tornerà in mente la nostra notte. '
Kayn non riusciva neanche più a ricordare che cosa significasse entrare nel corpo di un'altra donna... Ormai, ci aveva rinunciato a trovare spiegazioni logiche che avrebbero ' giustificato ' il suo fallimento come amante, come padre e come uomo. Lui si era semplicemente ' lasciato andare ', ci aveva rinunciato, gettato la spugna, si era così dannato nel provare a ricostruirsi una dignità, che oramai, la sporcizia delle strade di Londra e i ratti che la popolavano, l'avevano quasi convinto che era quello il destino a cui lui era stato predestinato.
Eppure una domanda continuava a offuscargli il sonno. Non se ne voleva proprio andare. Non importa quanto lui ci bevesse su, o quanto provasse a respingerlo di forza dentro il vuoto che assordava le sue orecchie. Lui, continuava a sentire la voce di Eva che tormentata e angosciata gli chiedeva:
' Come hai potuto guardare morire il nostro bambino? '
Dannazione. Gli stava ritornando in testa.
Tutto quel sangue sporco, raggrumato, che ancora non riusciva a lavare da sotto le unghie. Il piccolo Kevin con gli occhi azzurri pieni di lacrime e il tallone dello sceriffo Roland che calpestava i mozziconi di sigaretta avvicinandosi alla testa di suo figlio... Quel grasso bastardo che sembrava grondare sudore e merda da ogni poro della sua pelle malata....
Doveva dimenticare. Di nuovo.
Non si dimenticava mai abbastanza, non si riusciva a cancellare quella sequenza impressa su un nastro, quel mormorio e quelle mosche che annodavano il suo stomaco facendolo sentire ancora più in colpa, tanto da non pensare più, di meritarsi una vita migliore.
Si diresse a passi stanchi lungo il viale della quarantunesima strada. Coppie di giovani ragazzi passavano di fianco, ridendo sotto i baffi e facendo battutine, per niente velate, sul come fosse conciato male quello strano tipo. Beffardi, provavano anche a scattare qualche foto di nascosto a quell'uomo che sembrava la morte in persona.
Kayn non li guardava neanche. Per lui erano come fantasmi inesistenti dissolti tra il vapore dei tombini londinesi.
Era il posto perfetto per gente come quella... nelle fogne nauseanti in cui buttarci tutta la loro miserabile esistenza. Che cosa ne sapevano loro, di cosa significasse sentirsi impotenti di fronte alle barbarie di quei pazzi messicani....?
La Locanda di Zaun era sempre aperta, fedele e accogliente, come le botti di vino in vista che accoglieva all'interno. Le panche con le ragnatele, il camino che scricchiolava, i vecchi calici di birra da mezzo litro ancora sporchi e mal lavati, eppure, era come sentirsi a casa. Per Kayn, la locanda, era un rifugio, ma anche una seconda famiglia. Il buon vecchio Fred, gobbo e col sorriso sornione e quella voce così assordante... Come gli versava lui da bere, non glielo versava nessuno. E poi, era gentile. Si accontentava di quei pochi spicci che Kayn aveva raccattato durante le sue giornate a fare lavori di muratura, in nero, per qualche signore che aveva bisogno di manovalanza in giornata.
- Allora Kayn? Anche stasera si tira nottata,eh? Troppo preso tra i tuoi pensieri.... - Gridava Fred mentre passava con uno straccio ormai grigio il bancone da Bar.
- Già. - Rispose Kayn accomodandosi su uno sgabello mangiato ormai dallo scorrere del tempo....
- Fammi il solito Fred. - 
Kayn non era di molte parole, almeno non prima di tre o quattro bicchieri. Eppure, quando iniziava a parlare, sembrava trasformarsi in un'altra persona. A volte, lo potevi sentire discutere con qualche forestiero del perchè il ' Long Island ' si chiamasse così e ricordasse il colore del The, del proibizionismo e degli anni in cui il Cocktail veniva fatto passare come bevanda analcolica in thermos per studenti ; Altre volte, ti raccontava storie sul Black Jack, sull'incredibile truffa escogitata da Edward Oakley e sul come questo fosse stato bandito da tutti i casinò esistenti al mondo intero... E parlava, raccontava, spiegava, l'origine degli scacchi, l'antico gioco degli dei, le follie sanguinarie della contessa Erzsébet Báthory e persino il perchè gli Egiziani avevano l'usanza di nascondere i propri capelli....
Era un uomo che ne sapeva del mondo e ne portava i segni come aghi di bussole persi nell'eco dei mari più freddi della Groenlandia...
Kayn era intento come sempre a trangugiare la sua caraffa di vino della casa, aveva un orologio al polso, rotto e fermo all'anno 1897.
Stava giusto accarezzando il quadrante, quando un roboante rumore di porta sbattuta, destò in alto il suo sguardo.
- Scusate, per favore, ascoltatemi! Parlo male la vostra lingua, ma devo sapere se qui c'è un uomo alto e grosso dai capelli scuri che porta sempre un cappello e si fa chiamare Theodor! -
I locandieri scossero la testa ma rimasero a guardare quella donna appena entrata. Non era del luogo e non era tanto meno tipo da frequentare certi postacci.
Portava una gonna in raso dai colori brillanti e una camicetta in seta sbottonata giusto a far vedere il suo piccolo ciondolo d'oro e un minuscolo neo sotto il collo. Sembrava appartenere a qualche famiglia aristocratica, ma i suoi tacchi, sporchi di fango, facevano intuire che non era stata accompagnata di grazia da qualche galantuomo. Era proprio strano. Così bella ed elegante e così affannata e dismessa.
Fred, stava per guaire un ' No, nessuno qui si chiama cos.... '
Quando d'improvviso, Kayn, coprì la voce dell'amico chiedendo: ' Chi lo cerca? '
Fred, rimase immobile con un piatto tra le mani e l'acqua del lavandino che continuava a scorrere. Tutti fissarono Kayn, quasi come ad aspettare la battuta successiva di un film d'azione.
- Maria Elisabeth Taylor. Tu lo conosci? Tu puoi aiutarmi a trovarlo? - Chiese ansimante la strana donna.
Kayn si alzò, diede un ultimo sorso al suo calice di vino, si asciugò le labbra col bavero della giacca, poggiò dei piccoli cents sul bordo del tavolo, si diresse verso l'appendi abiti e prese il suo cappello. Poi, avvicinandosi alla porta, e scrutando attento la misteriosa fanciulla, disse:
- Credo di sì.
Io... Sono Theodor. -

Fine della prima parte.

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Are we born knowing all?

We born not knowing, are we born knowing all?

We growing wiser, are we just growing tall?

Can you read thoughts? can you read palms?

Can you predict the future? can you see storms coming?

The Earth was flat if you went too far you would fall off

Now the Earth is round

If the shape change again everybody woulda start laugh

The average man can't prove of most of the things

That he chooses to speak of

And still won't research and find out

The root of the truth that you seek of

Scholars teach in Universities and claim that they're smart and cunning

Tell them find a cure when we sneeze

And that's when their nose start running

And the rich get stitched up, when we get cut

Man a heal dem broken bones in the bush with the wet mud

Can you read signs? can you read stars?

Can you make peace? can you fight war?

Can you milk cows, even though you drive cars?

Can you survive? Against all odds, now? 

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The road not taken

Two roads diverged in a yellow wood,

And sorry I could not travel both

And be one traveler, long I stood

And looked down one as far as I could

To where it bent in the undergrowth;

Then took the other, as just as fair,

And having perhaps the better claim,

Because it was grassy and wanted wear;

Though as for that the passing there

Had worn them really about the same,

And both that morning equally lay

In leaves no step had trodden black.

Oh, I kept the first for another day!

Yet knowing how way leads on to way,

I doubted if I should ever come back.

I shall be telling this with a sigh

Somewhere ages and ages hence:

Two roads diverged in a wood, and I

I took the one less traveled by,

And that has made all the difference.

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